Terza vittoria elettorale per Nikol Pashinyan in Armenia: il Paese si conferma un asset UE nel confronto con Mosca. Il mandato: pace regionale, cauto distacco da Mosca e riforme pro-Occidente. Il Cremlino perde influenza, e il Caucaso cambia equilibrio. Le interviste e l’analisi di Fanpage.it.
Non succederà subito e nemmeno presto, ma la strada presa dall’Armenia porta lontano da Mosca e arriva in Europa. Il partito Contratto Civile guidato da Nikol Pashinyan ha vinto le elezioni per la terza volta superando la maggioranza di quel che gli basta per governare da solo.
Il mandato è chiaro: pace con i Paesi vicini, affrancamento dalla Russia e legami più stretti con Bruxelles. Dove un tempo si diffidava del populista ed erratico Pashinyan, da otto anni primo ministro e – secondo i suoi critici – incline a perpetuare la propria permanenza al potere. Ma dove oggi lo si considera un punto di forza nella regione. A dissolvere i dubbi, il ribadito europeismo e la maggior prudenza acquisita dal leader armeno. “Voto trasparente” “Questo voto ci porterà più vicini all’UE”, dice a Fanpage.it da Erevan il popolare commentatore politico Tatul Hakobyan. “Ma politicamente siamo già una continuazione dell’Europa”. Hakobyan è un severo critico di Pashinyan. Gli chiediamo dei sospetti di irregolarità alle urne, dopo gli arresti di oppositori del governo avvenuti nelle ultime settimane. “È stato un voto pulito”, risponde. “Devo ammetterlo: nessun broglio. Il risultato rispetta quel che vogliono gli armeni”.










