Parla il dottor Daniel Di Mattia, 67 anni, chirurgo generale e cardiochirurgo all'Ospedale Sacco

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Un nuovo stop, un nuovo arresto cardiaco, forse, per Christian Eriksen: ieri ha assicurato di star bene e che il caso di domenica è diverso da quello del 2021. Ne parla il dottor Daniel Di Mattia, 67 anni, chirurgo generale e cardiochirurgo all'Ospedale Sacco nonchè presidente dell'Associazione Medico Sportiva di Milano affiliata alla FMSI e per un ventennio Medico Sociale dell'Hockey Ghiaccio Milano.Dottore, che idea si è fatto della vicenda?"Intanto dovremmo capire se si è trattato di un arresto cardiaco. Detto questo, a mio parere bisogna fare un discorso particolare che riguarda gli atleti professionisti. Oggi si possono aiutare a proseguire la loro carriera. Ci sono presidi medici innovativi come soprattutto i defibrillatori sottoxifoidei, che anche noi impiantiamo nella Unità di Cardiologia dell'Ospedale Sacco, che garantiscono una protezione assoluta dell'atleta. È chiaro che chi ha delle problematiche di questo genere va fermato, curato e messo sotto presidio, ma toglierli di fatto dalla loro professione è errato. Da questo punto di vista la FMSI è stata sempre attenta alle necessità dell'atleta professionista".Quindi dare la possibilità ad un atleta che ha dovuto ricorrere all'impianto di un defibrillatore non è uno scandalo."L'atteggiamento protettivo è inizialmente giusto, poi vanno fatte delle valutazioni. Mi ricordo che nei primi anni Duemila diedi l'abilità sportiva a Jason Muzzatti, portiere dell'hockey Milano e della nazionale italiana a Torino 2006. Aveva una doppia sostituzione valvolare e ai tempi questi atleti non avevano l'idoneità sportiva".L'atteggiamento italiano è un bene, ma in Europa non sbagliano.