di

Luigi Ripamonti

Continuerà a giocare oppure no? Viene da pensare che sia matto chi si ostina a ripetere che in Italia i medici che si occupano di cuore siano troppo prudenti

Non serve essere tifosi interisti (come chi scrive) per rimanere colpiti, addolorati ma anche sconcertati nel vedere di nuovo Christian Eriksen accasciarsi sul campo, ancora una volta messo a terra da quello che solo per superficialità e per amore di citazioni facili ci si può ostinare a chiamare il suo «cuore matto». Più che il suo cuore viene da pensare che matto sia chi si ostina a ripetere che in Italia i medici sportivi, e segnatamente quelli che si occupano di cuore, siano troppo prudenti. I fatti purtroppo, e non è la prima volta, danno loro ragione.

Eppure la storia più o meno recente ha messo in fila diversi casi in cui calciatori che non hanno ricevuto l'idoneità a calcare l'erba dei nostri stadi hanno visto il loro talento accolto a braccia aperte in Paesi che pure non mancano certo di cultura e mezzi scientifici d'avanguardia (ricordate il caso Kanu, amici nerazzurri, giusto per citarne uno?). Ma perché queste differenze apparentemente inspiegabili?