C’era una volta la “zona cuscinetto” estesa fino al fiume Litani, limite – politico e simbolico oltre che strategico – oltre il quale ricacciare Hezbollah. Per anni il corso d’acqua che si trova a 30 km a nord della Blue Line è stato indicato da Israele come il punto di equilibrio per garantire la sicurezza del nord di Israele. “Se il mondo non rimuoverà Hezbollah a nord del fiume Litani in conformità con la Risoluzione 1701, Israele lo farà”, disse nel settembre 2024 l’allora ministro degli Esteri Israel Katz, oggi responsabile della Difesa. All’epoca l’obiettivo di Tel Aviv era applicare il documento delle Nazioni Unite che dal 2006 prevede una zona libera da milizie tra la “Blue Line” e, appunto, il Litani. Oggi i dati raccontano una realtà diversa: le Israel Defense Forces hanno spinto la guerra ben oltre quella linea.

I report settimanali dell’Alma Research and Education Center, think tank contiguo all’intelligence delle Idf, relativi al periodo tra il 25 maggio e il 7 giugno mostrano una tendenza evidente: mentre Hezbollah concentra sempre più i propri attacchi contro le truppe israeliane nel Libano meridionale, la Israel Air Force ha ampliato il raggio geografico delle proprie operazioni aeree colpendo con regolarità aree situate a nord del Litani.