L’analisi di Paolo Cané a Fanpage: dai problemi di Sinner, alla finale Zverev-Cobolli fino alla dujra stoccata ad Agassi: “Soffre del complesso di Peter Pan”.

Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Paolo Cané non fa mai prigionieri con la schiettezza che lo contraddistingue da sempre. L’ex tennista tra i talenti più cristallini del tennis azzurro, eroe indimenticabile di Coppa Davis e oggi voce e volto di Eurosport capace di leggere le dinamiche di questo sport senza alcun filtro. Ai microfoni di Fanpage.it, l'ex tennista bolognese ha fatto le carte al circuito dopo le mille emozioni del Roland Garros: dai problemi di salute che hanno fermato Jannik Sinner alla straordinaria e sfortunata finale di Flavio Cobolli contro Zverev. Un'intervista a tutto tondo in cui Canè difende a spada tratta le scelte dei giocatori italiani, smonta le polemiche sui ritiri e non risparmia una stoccata durissima a una leggenda come Andre Agassi protagonista di alcune uscite a vuoto prima su Jannik e poi su Matteo Arnaldi.

Partiamo dalla fine: è andata come sarebbe dovuta andare in termini di pronostico? La finale e, più in generale, il torneo dopo i problemi di Sinner? "La finale, per me, ha avuto due vincitori. Uno è Zverev, che ha alzato il trofeo, ma l'altro è Cobolli. Mi sono piaciute molto le parole che si sono scambiati. Adesso Flavio deve resettare subito, prendere tutto il positivo e pensare a quello che di bello ha fatto in queste due settimane. È arrivato ad agganciare la finale portandola al quinto set. Da fuori sembra facile, ma in quel momento ha capito davvero di poter vincere. Era molto stanco, così come Zverev. Ricordiamoci anche che Zverev convive con il diabete fin da quando aveva quattro anni e durante la finale si è fatto anche le punture di insulina. Molti se ne dimenticano. Parlando con i medici capisci che, quando ha un calo, può rendere anche il 50% in meno dal punto di vista fisico. Ha avuto alti e bassi, ma non voglio trovare scuse. Sono contento per lui e sono contento anche per Cobolli, perché uno Slam è uno Slam: non stiamo parlando di un Masters 1000". Tu l'avevi detto d'altronde in tempi non sospetti. "All'inizio del torneo avevo detto: "Vediamo come perde Zverev". Può sembrare una battuta, ma era perché storicamente aveva sempre trovato il modo di complicarsi la vita. Invece, con l'uscita di Sinner, guardando il tabellone dai quarti in avanti, era quello che mi dava più garanzie tra tutti i rimasti".