Per Sinochem tre membri nel cda sono pochi
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L'asse tra Roma è Pechino si sposta in tribunale e. Al centro della contesa c'è di nuovo Pirelli. I soci cinesi del gruppo della Bicocca, ovvero China National Tire & Rubber Corporation (Cnrc) e Marco Polo International Italy, le braccia operative del colosso statale Sinochem, hanno depositato ieri due ricorsi distinti (ma identici) al Tar del Lazio. L'obiettivo è chiaro: azzerare il decreto del Consiglio dei ministri del 10 aprile scorso, con cui il governo ha blindato l'azienda, considerata strategica sul piano industriale e tecnologico, attraverso lo scudo del Golden Power. Per Sinochem, che controlla il 34,1% delle quote, quel provvedimento è visto solo come un freno. Le prescrizioni imposte da Palazzo Chigi colpiscono al cuore la governance, riducendo la rappresentanza cinese nel consiglio di amministrazione a soli 3 membri su 18 e ponendo paletti severissimi su nodi nevralgici come il trasferimento tecnologico e l'accesso ai dati sensibili. Da qui la decisione di sfidare formalmente la Presidenza del Consiglio e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, notificando i ricorsi il 7 giugno.









