Numeri e calcolatrici, ma anche fiuto e “sentiment”. Chi ha vinto le elezioni amministrative di primavera che avvicinano sempre di più il Paese alle Politiche? Il centrodestra è soddisfatto, rivendica "coalizione solida" e "radicamento" sul territorio, il centrosinistra ci vede una spinta determinante per vincere a livello nazionale. E cita numeri, attaccando la premier Giorgia Meloni che, sostiene Elly Schlein, "continua ad avere problemi con la calcolatrice" con il solo scopo di "capovolgere la realtà".
I numeri, dunque. Il primo è ferale: l’affluenza al secondo turno dei ballottaggi nei 42 comuni italiani interessati si ferma al 52% e spiccioli. Otto punti abbondanti in meno, rispetto a quella del primo turno, che pure era già in calo rispetto al passato. Poi, fa i conti Igor Taruffi (Pd), su 118 comuni oltre i 15mila abitanti 37 vanno al centrosinistra e 25 al centrodestra, mentre nei capoluoghi al ballottaggio – da cui il campo largo esce con dieci sindaci su sedici – c’è un pareggio, tre a tre: Arezzo, Lecco e Macerata al centrodestra; Agrigento, Chieti e Trani al centrosinistra. Il centrodestra, calcolatrice alla mano, ribatte con Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di FdI: "Il conto totale su 118 comuni al voto li vede passare da 59 a 50 sindaci, una débâcle: se gli piace festeggiare in questo modo, a noi va benissimo".










