Xi Jinping è stato accolto a Pyongyang come si accoglie un alleato storico. Ieri, in piazza Kim Il Sung, una folla festante agitava bandiere cinesi e nordcoreane sotto gli slogan che celebravano l’«eterna amicizia» tra i due Paesi. Ad aspettarlo c’erano Kim Jong Un e la moglie Ri Sol Ju, una guardia d’onore dell’Esercito popolare coreano e una coreografia studiata per rappresentare l’unità tra Pechino e Pyongyang. Nei messaggi diffusi dai media di Stato, Xi ha definito le relazioni bilaterali giunte a un «nuovo punto di partenza storico», perché Cina e Corea del Nord condividono le «nuove missioni del nostro tempo».

Dietro la liturgia dell’amicizia di lunga data c’è una relazione stratificata, che non riguarda solo i due Paesi. L’ultima visita di Xi in Corea del Nord risaliva al 2019. Da allora è cambiato molto. La pandemia ha isolato ulteriormente Pyongyang, la guerra in Ucraina ha avvicinato Kim Jong Un a Vladimir Putin e il programma nucleare nordcoreano è diventato ancora più sofisticato. Soprattutto, la Corea del Nord non dipende più dalla Cina come un tempo.

Xi Jinping usa i suoi viaggi all’estero di inizio anno sempre in maniera strategica, come per mandare un messaggio al mondo. Nel 2023 la priorità della diplomazia cinese era la Russia, l’anno dopo l’Europa, mentre nel 2025 era il Sud-est asiatico. Adesso la scelta è caduta sulla Corea del Nord, uno dei fronti più delicati della competizione geopolitica in Asia.