Politica Alle tre forze centrali del campo largo spetta farsi carico del rischio politico della proposta. Le altre forze, da Renzi al Prc, dovrebbero negoziare un’intesa elettorale

Il recentissimo sondaggio Eumetra per Piazza pulita (La7) mostra che gli elettori del campo largo non vogliono le primarie per scegliere il leader. Il 49,8% degli intervistati propende per un accordo politico tradizionale, contro il 33,9% che chiede il voto interno. Addirittura tra gli stessi elettori pentastellati, il campione risulta spaccato, dal momento che anche qui l’opzione «accordo politico» vince di stretta misura sulla competizione tra leader che pure è stato Giuseppe Conte a rilanciare.

Il campo largo è nato come tattica difensiva. Una risposta alla legge elettorale, alla polarizzazione del voto e all’insegna del «fermiamo la destra». Una logica da fronte popolare senza il fronte la cui vittoria elettorale produrrà, senza l’accordo politico auspicato dagli elettori, un cantiere permanente di conflitti interni. Di fronte al fallimento di una destra che conferma come l’etichetta di underdog (sfavorita) non fosse lì per caso, il nodo da affrontare non è se coalizzarsi ma come farlo. La risposta basata sulla sommatoria delle diverse posizioni e costruita in modo strumentale solo per negoziare una leadership elettorale, sarebbe sbagliata e suicida. Un piatto insapore, magari leggero e buono per tutte le stagioni, ma certamente poco efficace come segnale politico.