Ancor più dell’Ucraina, capitolo comunque essenziale, a tenere banco nella prossima riunione del Consiglio europeo sarà l’energia e l’Europa a geometrie variabili si prepara all’appuntamento. Tagliata fuori dalla tolda di comando dell’operazione che dovrebbe restituire un posto all’Europa sul fronte ucraino – perché quella è faccenda anglo-franco-tedesca e Italia e Polonia potranno tutt’al più accodarsi – Roma cerca in compenso di dare le carte sul capitolo energia.
IERI MELONI, il cancelliere Merz e il primo ministro del Belgio De Weaver hanno fatto da padroni di casa per una videoconferenza di massa. Ospiti i capi di governo di altri 14 paesi europei più la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Tra i pezzi da novanta mancava solo Macron.
La posta in gioco è una reazione unitaria dell’Unione a una crisi che è già iniziata ma deve ancora dispiegare in pieno la sua distruttiva potenza e lo farebbe probabilmente anche se gli auspici di Trump si avverassero e la pace tornasse a calmare le acque di Hormuz. Per ripartire ci vorrebbe comunque tempo.
NEL COMUNICATO FINALE la premier italiana fa sapere di aver ringraziato von der Leyen per quel tanto di flessibilità faticosamente concessa: lo 0,6% del Pil in 3 anni, 14 mld in totale. In più, ieri, la Commissione ha approvato il regime italiano di aiuti di Stato per 23 mld a favore delle aziende che producono elettricità con le rinnovabili. Sono boccate d’ossigeno ma non bastano perché in sospeso resta il motore dell’inflazione e il primo problema quotidiano per gli italiani: il prezzo del carburante. Cosa si aspetta l’Italia dall’Europa è messo nero su bianco nel comunicato di Chigi sottolineando «la necessità che la prevista proposta di revisione della direttiva Ets si concentri sulla mitigazione del suo impatto sui prezzi dell’energia, sulla riduzione ella volatilità delle tariffe e sull’eliminazione degli affetti asimmetrici sugli Stati membri».








