Milano – L’Opas di Intesa ridisegna il risiko ma, per Unicredit, la vera posta è il Leone di Trieste. La chiave per capire le prossime evoluzioni non è un’offerta su Siena: è il 17,5% di Delfin. In campo c’è l’offerta di Intesa, c’è la proposta di fusione di Bpm che la passivity rule rende inerte, e c’è un Lovaglio senza più margini di manovra. E poi c’è Andrea Orcel – per il momento alla finestra – con i miliardi pronti e un conto da regolare, l’uomo capace di trasformare un duello in una guerra. Che cosa farà? Lo scenario più probabile, secondo le fonti finanziarie consultate da QN, non è una contro-Opas clamorosa su Mps, ma un lavoro sotterraneo su Delfin, Caltagirone e Generali, condotto mentre incassa la vittoria su Commerzbank. Ma andiamo con ordine.

Carlo Messina, Ceo Intesa, e Luigi Lovaglio, ad Mps

La mossa di Intesa su Mps è stata letta come l’atto finale del consolidamento bancario italiano. E anche per Orcel – così come per Messina – l’istituto senese è solo un veicolo. Il premio è infatti Generali, attraverso la quota del 13,2% che l’istituto senese ha nel Leone di Trieste. Chi prende Siena prende quel pacchetto e diventa il polo di riferimento della compagnia. Così il secondo obiettivo, non scritto, dell’operazione di Messina, è quello di chiudere lo spazio a Unicredit proprio sul dossier assicurativo, dove Orcel è pazientemente arrivato a circa il 9% del capitale, vanificando la sua strategia nel momento in cui prendeva forma. Per questo la banca di Gae Aulenti, a un passo dal chiudere la partita tedesca su Commerzbank, difficilmente resterà alla finestra.