Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. È così anche per il Risiko bancario. Per mesi abbiamo assistito alle lotte per la conquista di Mps, con personaggi come Franco Caltagirone e la famiglia Del Vecchio, che a un certo punto erano sembrati guidare le danze in un verso o nell’altro. Invece appena è sceso in campo il duo Intesa-Unipol, cioè due pezzi da novanta della finanza italiana, il ruolo di quei personaggi si è ridimensionato a livello di comprimari.

L’Opas (Offerta pubblica di acquisto e scambio di azioni) di Intesa su Mps, con l’intervento già concordato di Unipol che farebbe rilevare a Bper, di cui è già primo azionista con quasi il 20%, la gran parte degli sportelli, tenendo per sé Mediobanca e il pacchetto del 13% di Generali, mostra che il livello dello scontro è salito ai piani alti. Qui si tratta della Grande Finanza, bellezza! L’Opas di Intesa vale circa 30 miliardi, mica bruscolini. Il governo (che detiene ancora il 4,6% di Mps) è stato informato e tramite il ministro dell’Economia, Giorgetti, ha già detto che si tratta di un’operazione di mercato, mantenendo un atteggiamento neutrale in attesa di valutare i dettagli tecnici e le garanzie per il risparmio, nonché la tutela dell’italianità. Ma con Intesa, un colosso da quasi 100 miliardi di capitalizzazione di Borsa, tutto italiano, è difficile avere obiezioni di sorta. Intesa si è sempre comportata, e non con quest’ultimo governo, come una banca di sistema. E questa Opas può a ragione essere considerata un’operazione di sistema, che mette quest’ultimo a riparo da sorprese, stabilizzando le proprietà bancarie.