Per la Somalia è un colpo doppio: personale, perché Artan sarebbe stato il primo arbitro somalo a dirigere una fase finale mondiale, e simbolico, perché si tratta di uno dei fischietti più stimati del continente. Arbitro Fifa dal 2018, nel 2025 è stato nominato miglior arbitro africano dalla Caf e ha diretto anche la finale di ritorno della Caf Champions League tra Pyramids e Mamelodi Sundowns. La vicenda racconta bene il caos visti che sta accompagnando il Mondiale americano. Artan avrebbe affrontato una trafila lunga e complicata per ottenere i documenti necessari: secondo alcune ricostruzioni, con l’aiuto dell’ambasciata somala a Nairobi gli sarebbe stato rilasciato anche un passaporto diplomatico, che però non è bastato. Una volta arrivato negli Stati Uniti, il documento non sarebbe stato ritenuto sufficiente e l’arbitro sarebbe stato respinto e rimandato indietro, in alcuni casi i media parlano di un ritorno in Turchia. È un altro giro di vite voluto dall’amministrazione Trump, che dal gennaio 2026 ha introdotto restrizioni più rigide per i cittadini di Paesi considerati ostili o sensibili sul piano della sicurezza nazionale. Il precedente più risonante, in queste settimane, ha riguardato l’Iran. Alla fine i giocatori della nazionale hanno ottenuto il via libera per entrare negli Stati Uniti e disputare il Mondiale, ma solo dopo giorni di tensioni diplomatiche e con un accesso fortemente limitato per il resto della delegazione: diversi dirigenti, membri dell’area media e rappresentanti istituzionali iraniani sono rimasti esclusi. In totale, secondo alcune fonti, i respinti sarebbero stati 13 o più, con accuse di “trattamento discriminatorio” da parte di Teheran. La squadra ha perfino dovuto organizzare una base logistica d’emergenza in Messico, a Tijuana, per preparare il torneo restando a ridosso del confine americano.