La ministra dell’Uguaglianza Ana Redondo l’ha presentata come una misura per dare più “sicurezza giuridica” ai diritti sessuali e riproduttivi. Ma il testo si trova ora davanti a una soglia politica più alta: per modificare la Costituzione servono infatti i tre quinti sia del Congresso sia del Senato, controllato dal Partido Popular. La riforma nasce da una battaglia che va avanti da mesi. Sánchez l’aveva annunciata nell’autunno scorso dopo lo scontro con il blocco Pp-Vox al Comune di Madrid, dove era emersa la proposta di imporre alle donne informazioni sulla presunta “sindrome post-aborto”, una teoria priva di fondamento scientifico. Il premier aveva allora promesso di impedire che sull’aborto circolassero “informazioni fuorvianti o contrarie alla scienza” e di voler blindare il diritto in Costituzione anche per sottrarlo all’altalena dei governi regionali. In alcune comunità autonome il ricorso al pubblico resta molto basso, e il governo centrale considera la riforma un modo per limitare le diseguaglianze territoriali. Proprio davanti alle Cortes, oggi lunedì 8 giugno, Papa Leone XIV è tornato a parlare del tema. Nel suo discorso al Parlamento spagnolo ha detto che “ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto”, definendo la difesa della vita “non una questione confessionale ma una meta di civiltà”. Parole che hanno inevitabilmente punzecchiato la linea del governo socialista, proprio mentre la riforma costituzionale è nella fase clou.