La Regione prova a mettere la parola fine a una delle vertenze più lunghe e logoranti del precariato calabrese. La proposta di legge sui Tirocinanti di inclusione sociale non promette una stabilizzazione per tutti, ma disegna un percorso a doppio binario: una parte dei lavoratori entrerà negli enti con contratti a tempo indeterminato part-time, un’altra sarà accompagnata fuori dal bacino con un incentivo economico e misure di politica attiva.

Il perimetro dell’intervento è ristretto alla platea residuale massima di 938 Tis, l’ultima quota rimasta fuori dai percorsi già attivati. Per 344 lavoratori si apre la possibilità della stabilizzazione, finanziata con risorse statali ordinarie e fondi assegnati ma non utilizzati. Per gli altri 594 il testo prevede un bonus medio stimato in 30mila euro, con tetto massimo a 40mila, insieme a formazione, riqualificazione e accompagnamento al lavoro. Sul tavolo ci sono 39,5 milioni di euro e un obiettivo dichiarato: svuotare definitivamente il bacino regionale, chiudendo una stagione fatta di proroghe, attese e redditi troppo fragili per essere considerati una vera risposta occupazionale.

La platea residuale: 938 lavoratori, non tutto il bacino storico