| 8 Giugno 2026 16:02 |

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(Adnkronos) – L’Italia ha quasi ottomila chilometri di coste, un’importante tradizione marinara e una leadership mondiale nella produzione di yacht di lusso. Eppure, per molti cittadini italiani, andare per mare resta ancora un privilegio più che una possibilità concreta. È questo il paradosso al centro del secondo numero del 2026 della rivista “Lega Navale”, in distribuzione da oggi ai soci abbonati e disponibile per tutti online sul sito leganavale.it, che dedica il suo approfondimento di apertura alla domanda più urgente per il futuro del diporto: esiste davvero una nautica popolare in Italia?

Tra gli articoli proposti, un’analisi tecnica sulle novità introdotte dalla legge 70/2026 sulla “Valorizzazione della risorsa mare”, tema su cui si sofferma il Presidente della Lega Navale Italiana, Donato Marzano, nel suo “Punto Nave”, evidenziando alcuni aspetti critici per le organizzazioni non profit, a fronte di uno scenario che vede crescere gli incidenti in mare. “Nei Centri d’Istruzione Nautica – scrive Marzano – curiamo la preparazione dei nostri soci all’andar per mare su ogni tipo di imbarcazione, con istruttori esperti, insegnando loro a non trascurare nulla, ad approfondire il meteo, a rimandare l’uscita se non opportuno, a controllare sempre il proprio mezzo, a ispezionare con cura le dotazioni di sicurezza. Quanto riportato nell’articolo 16 – prosegue il Presidente della LNI – costituisce un ostacolo al regolare prosieguo della formazione nautica dei CIN e quindi alla diffusione della sicurezza in mare. Un ostacolo, ma perfino un’offesa, anche per la fraseologia utilizzata, alla tradizione ultracentenaria della LNI nella formazione nautica, che la Lega Navale, come ente pubblico, cura dalla sua nascita”.