La nautica si candida a diventarne uno dei principali motori della «blue economy» e tema centrale delle politiche industriali dell’Italia. È il messaggio emerso dalla Convention Satec 2026 di Confindustria Nautica che per due giorni ha riunito a Borgo Egnazia imprenditori, manager, istituzioni e rappresentanti del Governo per discutere di mercati, innovazione, intelligenza artificiale e nuove strategie di sviluppo. Non è soltanto una questione di yacht e superyacht. Dietro la nautica italiana si muove una filiera che genera oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto, garantisce quasi 168 mila posti di lavoro e nel 2025 ha portato l'export nazionale delle unità da diporto a sfiorare il record storico di 4,4 miliardi di euro. Numeri che spiegano perché il settore sia ormai considerato una componente strategica del Made in Italy.

Ad aprire la due giorni è stato il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti, che ha definito la nautica «una delle espressioni più avanzate del Made in Italy e uno strumento sempre più rilevante della diplomazia economica del Paese». Un comparto che, ha ricordato, continua a crescere nonostante le tensioni geopolitiche e le incertezze dei mercati internazionali.