Fino a poco tempo fa, le truffe sulle piattaforme di second-hand come Vinted si basavano su trucchi semplici, come il classico mattone nel pacco, finte ricevute di spedizione ritagliate male con Photoshop o l’invio di un oggetto completamente diverso. Oggi l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa ha reso la frode più semplice e redditizia, oltre che alla portata di chiunque abbia uno smartphone e un briciolo di malizia. L’AI è un’arma a doppio taglio, che colpisce sia chi vende che chi compra. Una fotografia, una ricevuta, una descrizione, persino un messaggio di assistenza o una conversazione apparentemente naturale possono essere generati o modificati in pochi secondi. Questo sposta il problema dal contenuto della singola transazione al sistema di fiducia su cui si reggono le piattaforme tra privati. In un mercato dove chi compra e chi vende spesso non si conoscono, la credibilità passa da elementi fragili: immagini, chat, recensioni, etichette di spedizione, tempistiche. L’intelligenza artificiale interviene proprio lì, nei punti in cui la fiducia viene trasformata in procedura.
Quando una foto non basta più Vinted è un’infrastruttura enorme del consumo usato. Nel 2025 il gruppo ha dichiarato un valore lordo delle merci vendute sulla piattaforma di 10,8 miliardi di euro, in crescita del 47% sull’anno precedente, e ricavi per 1,1 miliardi, più 38% rispetto al 2024. Più transazioni significano più opportunità, ma anche più possibilità d’attacco per chi prova ad approfittare dei meccanismi di fiducia che reggono il mercato tra privati. Il second hand non è più solo un modo per risparmiare, ma una forma normale di consumo, soprattutto per abbigliamento, accessori, elettronica, oggetti per la casa e collezionismo. L’allargamento delle categorie merceologiche aumenta però anche il valore medio di alcune transazioni: sneakers rare, borse firmate, smartphone, console, dispositivi tecnologici, capi di lusso. Sono questi gli oggetti più interessanti per i truffatori, perché combinano prezzo elevato, forte desiderabilità e difficoltà di verifica a distanza. Il problema non riguarda solo Vinted. Secondo la Federal Trade Commission americana, nel 2024 le perdite dichiarate per frodi sono arrivate a 12,5 miliardi di dollari, con oltre 3 miliardi persi in truffe iniziate online. L’AI non è necessariamente l’origine della truffa, ma un moltiplicatore. Riduce il costo di produzione delle prove false, aumenta la qualità delle immagini, accelera la creazione di profili e annunci, permette di adattare il linguaggio alla vittima. L’intelligenza artificiale può generare immagini di prodotti mai esistiti, modificare fotografie reali, costruire recensioni plausibili, produrre testi convincenti, imitare lo stile di un venditore onesto. L’immagine generata o manipolata non deve essere perfetta, ma abbastanza convincente per superare una verifica rapida. Molte decisioni nelle piattaforme digitali avvengono infatti in tempi stretti, con operatori che devono valutare grandi quantità di segnalazioni, oppure con sistemi automatici che classificano le dispute sulla base di parole chiave, immagini e procedure standard: una foto falsa ma plausibile può quindi bastare a spostare l’equilibrio della contestazione. Bellingcat ha mostrato come immagini di prodotto generate dall’intelligenza artificiale possano essere riconosciute da piccoli indizi: linee incoerenti, superfici che sfumano, dettagli che non rispettano la fisica dell’oggetto, riflessi e materiali poco plausibili. Ma bisogna guardare da vicino. A colpo d’occhio, spesso, l’immagine funziona. Anche una ricerca dedicata alla distinzione tra fotografie autentiche e immagini generate dall’AI ha evidenziato quanto i modelli più recenti rendano difficile il riconoscimento immediato per osservatori non addestrati.










