Uno studio dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale e cultura ha messo in luce una forte tendenza alla plausibilità, più che alla correttezza dei contenuti. Per Libreriamo, appare eveidente che il problema non sia l'IA, bensì il modo in cui la usiamo. Perciò, ha studiato 10 regole per sfruttarla al meglio in ambito culturale, educativo e divulgativo
ascolta articolo
Libreriamo, il principale media digitale dedicato ai consumatori di cultura, ha realizzato un approfondimento sul rapporto tra IA e cultura, analizzando quasi 1.500 interazioni con sistemi di intelligenza artificiale generativa. Dallo studio è emerso che 2 risposte su 10 contengono errori grossolani o errati, mentre più di 4 su 10 rientrano nella categoria dei contenuti "plausibili". Il problema non è l’IA in sé, ma il modo in cui la usiamo. Per questo, Libreriamo ha creato un decalogo per sfruttare correttamente l’intelligenza artificiale in ambito culturale.
L'IA genera contenuti plausibili ma non verificabili
Le richieste sottoposte all’intelligenza artificiale riguardavano sette ambiti: letteratura, poesia, libri, citazioni d’autore, massime filosofiche, opere d’arte e grammatica italiana. Perché è proprio in queste categorie che emergono i rischi più rilevanti. L’IA è infatti sempre più utilizzata, soprattutto da studenti e giovani adulti, per accedere, sintetizzare e produrre contenuti culturali. Con il rischio, verificato dallo studio, che alcune frasi vengano attribuite ad autori sbagliati, le citazioni risultino plausibili ma non verificabili e le interpretazioni semplifichino il pensiero originale. E la diffusione di contenuti che appaiono corretti e ben scritti, ma che non trovano riscontro nelle fonti è il punto critico della questione.












