Immigrazione 08 giugno 2026 Dagli hub in Paesi terzi al trattenimento fino a 30 mesi, l’intesa punta a rendere più rapide le espulsioni ma divide gli Stati membri ANSA/ CIRO FUSCO La scorsa settimana il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sul nuovo regolamento sui rimpatri. Il testo è uno degli ultimi tasselli del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, il pacchetto di nuove regole dell’Ue sulla gestione dei flussi migratori e delle domande di asilo, entrato in vigore nel giugno 2024 e applicabile dal giugno di quest’anno. Il nuovo regolamento punta a rendere più rapide e uniformi le procedure di allontanamento dei migranti irregolari tra gli Stati membri.
Secondo la Commissione europea, la riforma nasce anche dalla bassa efficacia delle procedure attuali. «Attualmente, solo circa il 28 per cento dei richiedenti asilo respinti viene effettivamente rimpatriato nel proprio Paese d’origine. Ciò significa che il 72 per cento non lo è», ha detto Malik Azmani, europarlamentare olandese di Renew Europe e relatore del provvedimento, citando correttamente gli ultimi dati Eurostat disponibili. Ma quali sono queste novità sui rimpatri proposte dall’Unione europea? Facciamo chiarezza.Gli hub in Paesi terzi Una delle principali novità dell’accordo riguarda la possibilità di istituire i cosiddetti “return hub” in Paesi esterni all’Unione europea. Si tratta di strutture pensate per accogliere i migranti che hanno già ricevuto un ordine di espulsione, in attesa del loro trasferimento verso il Paese di origine o verso un altro Stato terzo.










