Sullo stesso argomento:
a
Il Cavaliere Silvio Berlusconi è morto da tre anni, ma il suo fantasma non smette di aggirarsi per le stanze della politica italiana. Lo sa bene Massimo Giannini, che a “In altre parole”, programma condotto da Massimo Gramellini su La7, ha scelto di usare parole nette sul caso della grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti, l'ex consigliera regionale lombarda condannata nell'ambito del processo Ruby. Una decisione che il giornalista non avrebbe preso, e che considera rivelatrice di qualcosa di più profondo: la capacità del berlusconismo di sopravvivere al suo stesso artefice. La chiave di lettura che Giannini propone per dare forza alla sua tesi è storico-culturale prima ancora che politica. Richiamando il celebre giudizio di Piero Gobetti sul fascismo - “un'autobiografia della nazione” - il giornalista, notoriamente critico nei confronti del centrodestra, lo rilancia sul fenomeno berlusconiano: “Intanto una notazione di carattere generale: come Piero Gobetti diceva del fascismo che è un'autobiografia della nazione, il berlusconismo lo è altrettanto”, dichiara.
Giannini fa il prezzemolino ma perde lettori e ascoltatori















