Sempre nell’ombra del padre, volano e fardello allo stesso tempo della sua carriera politica, di Keiko Fujimori si può dire di tutto ma non che non sia perseverante. È al quarto tentativo di diventare presidente del Perù, ogni cinque anni si presenta alle urne, ma questa volta l’ago della bilancia potrebbe volgere a suo favore. Non ha mai rinnegato l’ingombrante padre, presidente tiranno del Perù dal 1990 al 2000. Il “Chino” ha governato con la mano dura per fronteggiare la forza militare del gruppo Sendero Luminoso che voleva instaurare una dittatura comunista su base agraria-cooperativistica nel paese andino. Il problema è che nel fare questo si è trasformato lui stesso in un “quasi” dittatore; formalmente scelto in elezioni democratiche, ma con censura alla stampa, intimidazioni agli avversari politici, repressione dei contadini sulla Cordigliera delle Ande e molta corruzione. Tra i delitti più efferati la sterilizzazione forzata delle campesinas delle regioni rurali, i medici mandati dal governo dicevano loro che le stavano applicando dei vaccini, in realtà le impedivano per sempre di avere dei figli, con il presidente che si vantava davanti alla comunità internazionale di avere controllato le nascite senza dire con che mezzi.