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Ci sono due grandi costanti nella politica peruviana degli ultimi decenni: le accuse di corruzione che portano alla rimozione dei presidenti, e la famiglia Fujimori. Keiko Fujimori sarà la prossima presidente del paese, la prima donna a essere eletta all’incarico. Ci è riuscita dopo quattro candidature, continuando a presentarsi come l’erede politica del padre Alberto, che governò fra il 1990 e il 2000 ed è ancora assai dibattuto: i sostenitori lo ritengono una sorta di padre della patria, capace di risanare l’economia e di sconfiggere il terrorismo, gli oppositori un dittatore colpevole di corruzione, autoritarismo e violazioni dei diritti umani.
Il Perù non ha mai superato questa contrapposizione netta: i Fujimori continuano a essere figure centrali e totalmente divisive. Il fujimorismo, l’insieme delle politiche di Alberto Fujinori, definisce non solo le politiche della destra, ma condiziona anche i voti della sinistra: molti candidati in questi anni hanno raccolto voti presentandosi come “contro Keiko Fujimori”, e perdendo poi il sostegno popolare una volta eletti.
Alberto Fujimori era praticamente uno sconosciuto quando si presentò alle elezioni del 1990: il Perù era alle prese con un’enorme crisi economica, con un’inflazione fuori controllo, di oltre il 7mila per cento su base annua, e con la guerriglia di gruppi di ispirazione comunista come Sendero Luminoso e il Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru. Fujimori puntò proprio sul suo essere “diverso” dai politici tradizionali e sul suo passato da ingegnere edile e rettore universitario. Contro ogni pronostico arrivò al ballottaggio e lo vinse contro lo scrittore Mario Vargas Llosa.











