Negli ultimi giorni la Puglia è stata attraversata da episodi che hanno lasciato sgomenta l’opinione pubblica: a Corato, in piazza Di Vagno, un rider di origini africane è stato circondato e colpito alla testa con una bottiglia da un gruppo di minorenni; a Taranto, in piazza Fontana, Bakari Sako, 35 anni, è stato ucciso all’alba del 9 maggio da giovanissimi membri di un gruppo. E ancora: a Foggia, Luigi Castelluccia, 17 anni, ha riportato 16 punti di sutura dopo essere stato pestato da una baby gang in cui c’erano anche due ragazzini sotto i 14 anni.
A Bari, sulla Muraglia, un adolescente è stato aggredito e ferito al volto senza alcun motivo apparente. Episodi diversi, un’unica costante: una brutalità crescente, improvvisa, spesso immotivata.
Il procuratore del Tribunale per i minorenni di Bari, Rosario Plotino, descrive un quadro inquietante, fatto di coltelli, alcol, droghe, emulazione e una violenza che lui stesso definisce «spropositata».
Procuratore, dopo gli ultimi fatti molti parlano di un allarme baby gang. È davvero così?
«In realtà non c’è un vero e proprio allarme. La definizione baby gang è giornalistica, non tecnica. Se ci fossero bande organizzate, con un numero stabile di persone e una struttura, parleremmo di associazione per delinquere, ma noi non l’abbiamo mai contestata in questi anni. Quello che vediamo sono gruppi di ragazzi a formazione variabile, non sempre gli stessi, che si aggregano e si sciolgono con facilità. Talvolta ci sono maggiorenni appena diciottenni ma non esiste una vera organizzazione. Non parliamo di bande criminali strutturate, ma di episodi molto duri, spesso improvvisi, che nascono da dinamiche banali o da un eccesso di sicurezza e arroganza. E questo è forse l’aspetto più preoccupante: la sensazione che questi ragazzi si sentano intoccabili, che non percepiscano limiti, che non temano le conseguenze».








