Una collana di 13 rubini incastonati tra un cascata di diamanti. E poi 41 orecchini e pendenti di rubini e zaffiri. Altre collane, bracciali. Otto orologi da collezione. Sorprende e insieme stordisce il tesoro di José Luiz Rodríguez Zapatero, snocciolato nei freddi verbali della polizia inquirente e ritrovato nel suo ufficio presso la sede del partito socialista spagnolo. Proprio lui, il “Bambi”, con quegli occhi da cerbiatto e il volto pulito, l’unico premier socialista spagnolo ad avere lasciato l’incarico senza alcun sospetto di corruzione. A lui, dicevano gli spagnoli, non interessano i soldi. Era per tutti il padre del socialismo moderno, colui che ha spalancato alla Spagna la porta del progresso, facendovi entrare i diritti civili, la parità di genere, la tutela della comunità Lgbtq+ prima dell’ondata woke dagli Stati Uniti. Gli 80 mila euro di salario attribuito al primo ministro, oltre a ogni spesa pagata, sembravano bastargli. E a tal punto è rimasto nella memoria collettiva limpido e puro che nessuno si ricorda il fatto che fu costretto a lasciare la Moncloa nel 2011, dopo sette anni di governo, dall’incapacità di gestire la Grande crisi. Prima con quelle bugie sulla buona salute dell’economia e poi invece con l’applicazione delle odiate misure di austerità che scatenarono le rivolte del movimento degli Indignati e portarono alla nascita del partito di sinistra estrema Podemos.Oggi si scopre che dopo l’exploit al potere, Zapatero è diventato una figura chiave del mondo socialista spagnolo e, sebbene non sia chiaro ancora fino a che punto e, soprattutto se illegalmente, ha tratto ampio vantaggio dalla sua posizione. È diventato abile tessitore delle trame di potere che legano la Spagna al Sudamerica, il Venezuela innanzitutto, ma anche il Brasile, uno dei rari interlocutori mondiali di un regime crudele e isolato come era quello dell’ex presidente Nicolàs Maduro, grazie allo stretto rapporto con l’allora vice presidente Delcy Rodriguez, diventata presidente dopo l’intervento americano.È quella fitta rete di relazioni ad essere chiamata in questione oggi. Zapatero, che comparirà in tribunale a difendersi il 16 giugno, è sospettato di avere favorito interessi economici privati con indebite influenze nella politica nazionale. Il cuore dell'indagine riguarda la compagnia aerea Plus Ultra, che ricevette un salvataggio pubblico da 53 milioni di euro durante la pandemia, nonostante avesse solo pochi aerei e non rispettasse tutti i requisiti formali del riscatto. Gli investigatori sospettano che attorno al salvataggio si sia mossa una rete di intermediari con forti legami venezuelani visto che Plus Ultra aveva finanziatori collegati al Venezuela e operava una rotta strategica Madrid-Caracas. A implicare Zapatero, secondo il giudice José Luis Calama, è anche l’amicizia di lunga data con Julio Martínez Martínez, la cui società, Analisis Relevante, compare più volte nelle carte dei magistrati e ha lavorato con “What the fav”, la società di consulenza delle figlie di Zapatero: secondo l’accusa sarebbe stato lui il collegamento tra l’ex premier, i dirigenti di Plus Ultra e i venezuelani. Un altro filone dell’indagine riguarda la sua possibile intermediazione in operazioni relative al riciclaggio di denaro derivante dalle operazioni di acquisto di greggio venezuelano da parte di soggetti cinesi. Infine, sotto un’inchiesta inizialmente partita dalla Svizzera e approdata a Madrid, sono anche flussi finanziari venezuelani derivanti da operazioni legate alla compravendita di oro.Le accuse a Zapatero, se confermate, rappresentano un ulteriore enorme problema per il governo di Pedro Sánchez, da oltre un anno nella bufera a causa di José Luis Ábalos e Santos Cerdán, una volta i due uomini più potenti del Psoe dopo Sánchez avendo ricoperto l’incarico di segretario organizzativo del partito, e oggi i suoi picconatori indiretti. Ábalos, potente ministro dei Trasporti e segretario tra il 2018 e il 2021, considerato il principale braccio destro di Sánchez, è al centro del “caso Koldo” (Koldo García era il suo assistente) che, partito da irregolarità nell’acquisto di mascherine durante la pandemia, si è esteso a presunte tangenti, appalti pubblici, salvataggi aziendali e finanziamenti illeciti. Cerdán, successore di Ábalos come segretario del Psoe e uomo chiave nei negoziati del 2023 che permisero a Sánchez di restare al governo, è sospettato invece di avere costruito una complessa struttura per ostacolare le indagini che coinvolgevano il Psoe. In questo contesto si inserisce Zapatero. Inizialmente avversario politico di Sánchez, negli ultimi anni ne è diventato uomo chiave. Forte delle sue buone relazioni con l’estrema sinistra mondiale, è stato mediatore prezioso, insieme ad Ábalos, con i partiti di estrema sinistra e gli indipendentisti che garantiscono a Sánchez un secondo mandato, nonostante nel 2023 le elezioni le avesse vinte la destra popolare. «Sánchez ha bisogno di Zapatero», sintetizza Fernando Jiménez Sánchez, professore di Scienze politiche dell’università di Murcia, specializzato in corruzione: «È diventato zapaterista per tenere insieme il suo governo».Certo, ultimamente, in una Spagna la cui magistratura è accusata, a differenza che in Italia, di essere “di destra”, si sono aggiunte le indagini contro il fratello David e la moglie Begoña Gómez. Il primo, musicista, è sotto processo per avere ottenuto in Estremadura l’incarico di coordinatore delle attività dei conservatori provinciali di musica grazie agli auspici del fratello. La seconda, invece, cattedratica di trasformazione sociale competitiva presso l'Università Complutense di Madrid, è accusata di avere avuto un accesso privilegiato a imprese e istituzioni pubbliche per sponsorizzare i suoi progetti.Ma sono i casi di corruzione acclarata e la notizia del potenziale coinvolgimento del padrino del socialismo moderno a porre sotto scacco il governo, nonostante i plurimi successi in politica estera e un’economia ancora in crescita del 2,2 per cento. Alberto Núñez Feijóo, leader dei popolari, ne chiede le dimissioni, non avendo voti sufficienti per una mozione di censura con cui fare cadere il governo. Gli alleati invece vorrebbero elezioni anticipate ma, sapendo che la caduta di Sánchez vorrebbe dire il trionfo della destra e della destra estrema, aspettano chiarezza dai tribunali. Lui prende tempo e guarda al 2027.«In Spagna abbiamo un grande problema con la corruzione politica», spiega Pablo Simón, professore di Scienze politiche dell’Università Carlos III di Madrid: «Deriva dalla struttura dell’amministrazione pubblica e del sistema di finanziamento dei partiti che nessuno ha mai voluto riformare, né a destra, né a sinistra».Oltre il 70 per cento dei ministri vengono dalla funziona pubblica e hanno ogni incentivo per essere politicizzati nello svolgimento del proprio lavoro, dice Jimenez Sanchez. Inoltre, la maggioranza degli incarichi pubblici sono attribuiti con nomine politiche, inclusi tutti i membri del consiglio superiore della magistratura. La politica colonizza ogni aspetto della vita pubblica spagnola. Non a caso il conservatore Mariano Rajoy, succeduto a Zapatero, cadde nel 2018 per un celebre caso di corruzione e divenne il primo premier vittima di una mozione di censura (organizzata proprio da Sánchez). Prima ancora era stato il longevo governo socialista di Felipe González, quello che tra il 1982 e il 1996 traghettò il Paese dalla dittatura all’Unione europea, a essere sconfitto dai popolari di José María Aznar in seguito a una serie di scandali relativi al finanziamento illecito del Psoe e alla guerra sporca condotta contro l’Eta.«La corruzione in Spagna è un problema incancrenito», sintetizza Jimenez Sanchez: «Servirebbe la pressione dei cittadini, delle università, delle ong per ottenere vere riforme che però non sono nell’interesse di nessun partito». Possibile, certo. Ma ci vorrebbe una rivoluzione.
Per un pugno di euro: l'indagine sul tesoro sequestrato a Zapatero
Mazzette, mediazioni da lobbisti e incarichi decisi dalla politica. Il sistema politico spagnolo è infestato dalla corruzione









