Durante la seconda guerra in Iraq, un’unità di intelligence americana composta da duemila uomini fu incaricata di identificare i terroristi da eliminare. Nell’Operazione Epic Fury contro l’Iran, in venti sono stati in grado di svolgere lo stesso lavoro grazie a un software della società Palantir. Si chiama Maven Smart System ed è, per usare le parole dell’Economist, “il sistema militare più importante di cui non avete mai sentito parlare”. Ha individuato missili iraniani diretti verso Israele e postazioni nello Yemen. E’ stato appena acquistato dalla Nato. Ha rilevato barche del narcotraffico nei Caraibi. In un solo giorno ha trovato più di 260 bersagli russi per l’Ucraina. Maven non si limita a rilevare queste cose: coordina la risposta. Con un solo clic di un essere umano, Maven può trasformare i dati in cenere. In realtà l’intero processo, dall’identificazione del bersaglio alla sua distruzione, richiede quattro clic. Come dice un funzionario della Nato a Katrina Manson, “questo è il Microsoft Windows della guerra”. In “Project Maven” la Manson, giornalista di Bloomberg specializzata in sicurezza nazionale, ha scritto uno dei libri più importanti sulla guerra. E’ un resoconto di come un marine anticonformista, Drew Cukor, ha creato una squadra che ha messo l’intelligenza artificiale al centro della macchina bellica, anche se quella squadra era spesso in guerra con il Pentagono e con la Silicon Valley. Google uscì da Maven nel 2018 dopo le proteste dei dipendenti contro la collaborazione del colosso a strumenti militari letali.Si chiama Maven Smart System ed è, per usare le parole dell’Economist, “il sistema militare più importante di cui non avete mai sentito parlareL’anno dopo, Maven fu usato per uccidere Abu Bakr al Baghdadi, il capo dell’Isis, e Qassem Suleimani, il feroce generale iraniano, con un attacco a Baghdad. Quando Joe Biden ritirò le forze americane da Kabul, Maven calcolò quante persone affollavano l’aeroporto durante il caos. Ma l’invasione russa dell’Ucraina fu il momento decisivo per Maven. Il libro della Manson fa il paio con quello di Shyam Sankar, “Mobilize”. Di origine indiana, chief technology officer di Palantir, Sankar vuole scuoterci dal torpore sulla sicurezza. “La compiacenza in tempo di pace può portare alla guerra”, scrive Sankar, che invita a ricostruire “l’arsenale della democrazia”. Il capo di Palantir, il sulfureo Alex Karp, ha rivelato che la sua azienda con software come Maven ha contribuito a sventare diversi attacchi terroristici in Europa che, se avessero avuto successo, avrebbero causato morte e distruzione su una scala tale da portare l’estrema destra al potere. “La civiltà occidentale si è appoggiata sulle nostre spalle, piuttosto piccole, negli ultimi quindici anni” ha detto Karp. La storia del colonnello Cukor inizia nel momento in cui l’Isis è all’apice. Khalid era sdraiato in un fosso, chiuse gli occhi e si preparò a morire insieme alla sua famiglia e ai suoi amici. Grida di “Allahu Akbar!” si mescolavano al fuoco rapido delle mitragliatrici. I proiettili gli trapassarono la mano e il piede, e sentì il sangue dei suoi vicini impregnargli i vestiti. Gli spari cessarono. Alla fine, i terroristi dell’Isis si allontanarono. Khalid respirava ancora. Molti membri della famiglia di Khalid furono assassinati o morirono di stanchezza nel tentativo di fuggire dall’Isis, ma sua figlia Nazik sopravvisse. Aveva solo nove anni quando scappò dopo aver visto i suoi carcerieri vendere sua madre e due fratelli come schiavi. Anche la sorella di Khalid, Nadia, sopravvisse a un brutale calvario. Fu separata dal marito e venduta a un terrorista. Il suo carceriere e i suoi amici la stuprarono davanti ai suoi tre figli. Poi la costrinse a guardare mentre picchiava i bambini. Queste sono solo alcune delle storie del genocidio yazida, perpetrato dall’Isis nell’agosto 2014 durante la sua conquista del nord dell’Iraq. Più di 400 mila yazidi furono sfollati in pochi giorni. Migliaia di uomini e donne anziane uccisi. Le donne divennero schiave sessuali. I ragazzi furono costretti a combattere per il gruppo terroristico. Molti bambini lasciati morire di sete in cima a una montagna. Schiere di esseri umani gettati in fossati improvvisati ai cigli delle strade. Un intero popolo, un’antichissima religione, ridotto in schiavitù.Gli Stati Uniti erano consapevoli del massacro, reso possibile, in parte, dal ritiro americano dall’Iraq nel 2011. Mentre gli yazidi fuggivano, migliaia finirono sul Monte Sinjar, intrappolati nel caldo infernale senza cibo né acqua e circondati da un nemico mostruoso che li voleva morti o schiavi. Questa crisi umanitaria si svolse pubblicamente, nella nuova èra dei social. Barack Obama autorizzò attacchi aerei e lanci di aiuti alimentari, mentre si valutava un’operazione ancora più grande. Un piccolo numero di marines statunitensi volò con gli Osprey V-22 sopra il Monte Sinjar per valutare la situazione e stabilire se fosse possibile dispiegare in sicurezza una forza più grande per salvare gli yazidi. Il generale James Amos, comandante dei marine, rivelò in seguito che “il piano era di prelevare tutti dalla montagna. Sarebbe stata un’operazione ventiquattr’ore su ventiquattro”. Ma non accadde. L’intervento fu annullato, perché le immagini dai video di intelligence indicavano che la presenza dell’Isis era troppo pericolosa per far atterrare gli Osprey ed effettuare l’evacuazione.Un piccolo numero di marines statunitensi volò con gli Osprey V-22 sopra il Monte Sinjar per valutare la situazione e stabilire se fosse possibile dispiegare in sicurezza una forza più grande per salvare gli yazidiVersioni delle storie di Khalid, Nazik e Nadia si ripeterono migliaia di volte nei giorni successivi. Sono documentate nel libro “The Beekeeper: Rescuing the Stolen Women of Iraq”, un volume commovente e inquietante su come un apicoltore yazida, Abdullah Shrem, abbia salvato centinaia dei suoi con l’aiuto di una rete di trafficanti. Drew Cukor regalò il libro a ogni azienda della Silicon Valley che visitò nel 2017, mentre perseguiva con tenacia le aziende affinché collaborassero con il dipartimento della Difesa su un sforzo di intelligenza artificiale chiamato “Maven”. La Silicon Valley, riluttante, dovette confrontarsi con la propria ipocrisia. Mentre i suoi campus offrivano snack biologici e stanze per la meditazione, donne yazide venivano stuprate davanti ai figli e ragazzine di dieci anni passate di mano in mano tra jihadisti. “The Beekeeper” può sembrare un regalo insolito per ingegneri tech abituati ad alti stipendi, cibo gratis e pod per il pisolino, ma Cukor voleva appellarsi al loro cuore. Cukor credeva che il genocidio yazida avrebbe potuto essere fermato. Invece, gli yazidi furono condannati a morte. Agli albori di Maven, Cukor aveva dato il libro ai fornitori di algoritmi, sostenendo che una migliore intelligence e una più rapida comprensione avrebbero reso possibile una missione di salvataggio. Cukor aveva dato ai suoi computer i nomi dei luoghi che erano importanti per lui: Lashkar Gah. Musa Qala. Fallujah. Ramadi. Sinjar. Le città della guerra al terrorismo. Poi venne il giorno in cui Maven dimostrò la sua efficacia. Gli schermi del centro operativo del quartier generale della task force a Erbil mostrano un puntino che si sta spostando verso Barisha, il villaggio dove si nascondeva al Baghdadi. E il Califfo venne eliminato, grazie a Maven. Cukor avviò il progetto in un cubicolo polveroso nel seminterrato del Pentagono. Sarebbe diventato un programma da un miliardo di dollari. Quando la Russia invase l’Ucraina, l’esercito americano si insediò in Germania e mise Maven sugli schermi.Gli schermi del centro operativo del quartier generale della task force a Erbil mostrano un puntino che si sta spostando verso Barisha, il villaggio dove si nascondeva al BaghdadiQuando i proxy iraniani in Iraq e Siria si mobilitarono dopo il massacro di Hamas in Israele del 7 ottobre 2023, gli americani usarono Maven per colpire più di ottantacinque obiettivi. In cinque anni Cukor dovette combattere nemici anonimi all’interno che lo accusavano di tutto, dall’appropriazione indebita alla corruzione fino al minare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Le superò tutte e riuscì a costruire qualcosa di grandioso. Cukor crebbe in povertà, allevato da una madre single a Los Angeles negli anni Ottanta. Non c’erano soldi per il college, il che lasciava a Cukor due opzioni: operaio o entrare nell’esercito. Cukor scelse il secondo, frequentando l’Università della California del Sud con una borsa di studio. Cukor era membro della chiesa mormona. Cambiò la sua laurea in linguistica dopo la missione per i mormoni in Panama e Costa Rica. Alla fine sarebbe tornato a Panama indossando una divisa diversa. Mentre Cukor apprezzava il lato fisico dell’essere marine, aveva anche un lato intellettuale.In Somalia nel 1993 Cukor e i suoi avevano accesso a un solo computer. Costava duecentomila dollari ed era rivestita di cinquanta libbre di metallo per impedire ai terroristi di intercettare qualsiasi segnale. Dopo alcuni anni, Cukor partì per la Naval Postgraduate School. La sua tesi del 1997, “Marine Ground Intelligence Reform: How to Redesign Ground Intelligence for the Threats of the 21st Century”, era avanti rispetto ai tempi. Cukor usò una potenziale invasione di Taiwan da parte della Cina come studio per la sua tesi. Nonostante il massacro di Piazza Tiananmen e un’escalation nello stretto di Taiwan, nel 1997 nessuno parlava della minaccia cinese. Il primo dispiegamento di Cukor fu pochi giorni dopo l’11 settembre e si ritrovò in prima linea nell’invasione dell’Afghanistan. La sua prima missione, un’unità inviata a conquistare l’aeroporto di Kandahar dai Talebani, lo vede dentro un elicottero oscurato dove il posto di caporale è stato preso da un ingombrante computer, caricato con strumenti all’avanguardia per assistere Cukor e la sua unità nella valutazione dei bersagli, nella rilevazione delle minacce, nella pianificazione delle missioni e nei briefing al comandante: “Excel, Word, Google Earth e PowerPoint, e qualche software militare interno che a nessuno piaceva”. Due anni dopo, Cukor dopo partecipò all’invasione dell’Iraq. E’ qui che la sua storia si interseca con Palantir. E quando vide Palantir, vide un sistema informatico che funzionava. E avrebbe iniziato a creare il Maven Smart System. Due anni dopo, Cukor dopo partecipò all’invasione dell’Iraq. E’ qui che la sua storia si interseca con PalantirAll’inizio della guerra contro l’Iran, la grande offensiva missilistica dell’Iran era pianificata per distruggere Israele e le installazioni statunitensi in tutta la regione, da Erbil nel nord dell’Iraq fino al Qatar. Ma questi piani furono prevenuti dagli aerei americani e israeliani grazie a Maven. Dopodiché, la guerra contro l’Iran aveva già pronto un secondo atto. Gli Stati Uniti schierarono migliaia di marine e reparti della 82esima aviotrasportata nelle basi vicine. Una via alla vittoria, quella vera e non negoziata da Donald Trump. Le isole di Kharg devono essere messe in sicurezza. Date le premesse, perché l’inazione? Secondo Edward Luttwak, la risposta è l’arrivo anche negli Stati Uniti, come in Europa, della “sindrome post-eroica”. Si tratta del rifiuto di accettare il rischio di caduti, anche pochissimi, anche quando giustificati da interessi vitali. Ed è qui che, a eccezione dell’esercito ucraino che ha pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane contro l’invasione russa e d’Israele che quel prezzo lo paga ogni giorno dal 1948 (soltanto a Gaza dopo il 7 ottobre sono caduti 470 soldati israeliani, l’equivalente di sedicimila americani), si ferma il contributo dell’intelligenza artificiale.Maven non occupa una collina nel Donbas, non tiene una posizione a Khan Younis, non evacua civili sotto il fuoco nemico a Kabul. Nessun algoritmo può farlo. L’AI è un moltiplicatore di forza formidabile, ma non sostituisce il coraggio. Ne sa qualcosa Fawzia Saydo, una ragazzina yazida rapita dall’Isis, violentata per la prima volta quando aveva dieci anni, venduta altre cinque volte, a “un siriano, un saudita, un altro siriano” e infine al combattente jihadista di Gaza che l’ha “sposata”. Lo conosceva con il suo nome di battaglia di Abu Amar al Makdisi, il termine islamico per Gerusalemme “Bayt al Makdis”. Fawzia ha dato alla luce due bambini: un maschio e una femmina. Nel 2018, l’Isis è stato cacciato dal suo territorio, in Siria, e Fawzia ha perso i contatti con il suo rapitore. E’ stata portata via Turchia ed Egitto con un passaporto falso prima di essere condotta a Gaza nel 2020. Quattro anni dopo, Fawzia è stata liberata da una brigata di fanteria israeliana impegnata nella guerra contro Hamas. Dove non arriva il nuovo dio di silicio, serve ancora il vecchio soldato con gli scarponi.