Luca Dondi, amministratore delegato di Patrigest (Gruppo Gabetti), nonostante la lotta quotidiana a graffiti e degrado, segnali di insicurezza, problemi di viabilità, l’attrazione verso il centro di Bologna, stando ai dati degli aumenti dei prezzi delle case, non accenna a calare. Come mai?

"Innanzitutto, la città si è vista riconoscere nel tempo un’attrattività ormai consolidata. Bologna fa parte di un cluster immobiliare di realtà cresciute moltissimo, come Napoli, Verona e Milano. C’è un forte interesse da parte di investitori esteri che hanno capacità di spesa molto superiori rispetto alle famiglie del posto. Questo dinamismo innesca una forte competizione anche da parte degli investitori locali: la posizione centralissima è qualcosa che tutti vogliono".

Quali sono le conseguenze di questa forte pressione sul centro storico?

"Sono due tipi. Il primo riguarda il tessuto commerciale, che si sta riconfigurando per via del cambiamento della popolazione che frequenta il centro. Anche se i dati dicono che non si è persa popolazione residente in termini assoluti, nei fatti assistiamo a un fenomeno di sostituzione: al posto degli abitanti stabili subentrano i cosiddetti ‘city users’. Questo comporta, da un lato, un minore presidio del territorio e, dall’altro, una configurazione del commercio orientata ai turisti. Quest’ultimo aspetto andrebbe contrastato, perché davvero si rischia l’omologazione e, con essa, lo scadimento delle specialità offerte".