Tel Aviv.08 giugno 2026 alle 00:51

Tel Aviv.

Sono almeno dieci i missili lanciati dall’Iran contro Israele nella serata di ieri. Le forze armate israeliane hanno fatto sapere che sono stati tutti intercettati in volo prima di colpire i bersagli. Si tratta di una rappresaglia per i nuovi bombardamenti israeliani sui sobborghi meridionali di Beirut e il Libano meridionale, dopo che Hezbollah ha rifiutato di siglare il cessate il fuoco concordato dal governo israeliano e da quello libanese. Le forze armate israeliani ieri sera parlavano di rappresaglia imminente e il portavoce Effi Defrin ha dichiarato: «Il regime terroristico iraniano ha lanciato missili verso Israele, eravamo pronti. Il regime ha compiuto un grande errore decidendo di attaccarci nuovamente, scegliendo di nuovo il terrorismo. Il capo di stato maggiore in questo momento sta tenendo una valutazione della situazione per approvare i piani». Il ministro israeliano per la Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha dichiarato che «Teheran deve bruciare», mentre i caccia israeliani si alzavano in volo per contrattaccare.

A frenare Israele e Iran, o almeno a provarci, è il presidente americano Donald Trump, che ha avuto un colloquio telefonico con il premier israeliano Benjamin Netanyahu mentre attraverso un’intervista a Fox ha detto al regime di Teheran: «Avete lanciato i vostri missili, basta così», esortando l’Iran a tornare al tavolo delle trattative e a raggiungere un accordo. Prima del colloquio Trump aveva espresso la sua frustrazione per come l’attacco iraniano, e l’eventuale rappresaglia di Israele, allontanino una volta di più la conclusione della guerra nel Golfo, ieri arrivata al suo centesimo giorno: l’attacco dei pasdaran «di certo non aiuterà i negoziati», eppure in questo momento «siamo molto vicini. Avrei detto che un accordo sarebbe stato firmato lunedì, martedì o mercoledì della prossima settimana. E ora succede questo». E poi, parlando con Barak Ravid della testata Axios: «Gli attacchi iraniani non hanno ferito nessuno. Si spera che Israele non reagisca. Se Bibi (Benjamin Netanyahu-ndr) dovesse rispondere, la situazione continuerebbe ad andare avanti come negli ultimi 47 anni, o negli ultimi 3000 anni».