ROMA – «Guardi che non sono una persona mediatica, non amo i social, non faccio esibizione del mio privato. E questa storia mi fa solo stare male. Ma quello che è uscito è la pura verità. Mi scusi». Clic.
Il primo contatto non va a buon fine. «Non voglio intralciare il lavoro dei magistrati. Né gettare la mia vita nel tritacarne». Poi, rassicurata sul fatto che la sua identità resterà protetta, la signora V. risponde. Anche per un altro motivo. «Non pensavo di dover affrontare, dopo la violenza, anche il dileggio. Lui bello, io normale. Quando l’ho letto non credevo ai miei occhi. Questo non riguarda l’inchiesta, posso e voglio dirlo».
Signora V., da quanti anni fa l’agente di commercio di vino?
«Da quasi 30. Non era un mio sogno, è stato un ripiego. Ma l’ambiente mi ha conquistato, ci sono storie di cultura e sapere nel vino. Io studiavo Legge, mio padre morì all’improvviso, fui costretta a rimboccarmi le maniche».
È sicura di non aver mai visto il senatore Silvestro, prima dell’incontro nel suo studio a San Luigi dei Francesi?









