“Ogni pasto è un messaggio al tuo genoma. La domanda che dovresti farti è: “Che cosa voglio dirgli?” Lucia Aronica, docente della Stanford University, è un’esperta di nutrigenomica. Che lei descrive come “un dialogo tra Dna e dieta che si esprime in due lingue distinte: la nutrigenetica e la nutriepigenetica. La prima studia come il nostro patrimonio genetico determini la risposta al cibo. La seconda spiega in che modo quello che mangiamo parla ai nostri geni, accendendoli o spegnendoli come interruttori. I broccoli, per esempio, liberano una molecola chiamata sulforafano, che attiva i geni responsabili della produzione di antiossidanti interni. In termini di longevità, decifrare queste due lingue ci libera da una delle idee più paralizzanti che esistano: quella che i nostri geni siano il nostro destino. Non è così”.

alcuni scatti da Wardrobe Snacks di Kelsey McClellan: un progetto tra cibo e moda ambientato negli anni Settanta.

Da qualche anno ormai è passato il concetto che per vivere più a lungo e sani serva un’alimentazione personalizzata. Passando dal dogma del we are what we eat a quello dell’eat right for your genome type. Ovvero: mangia il cibo adatto al tuo genoma. Come spiega Damiano Galimberti, medico dietologo specializzato in Scienze dell’alimentazione e nutrigenomica, fondatore e presidente dell’International Longevity Science Association e autore di Longevi sani e felici, pubblicato da HarperCollins. “Nel nostro Dna possono esserci variazioni che determinano l’assimilazione degli alimenti e le risposte del nostro corpo al cibo. La regola che il formaggio aiuta a contrastare l’osteoporosi in menopausa non vale se una donna è intollerante al lattosio. Fare uno spuntino con un frutto – scelta apparentemente sana – non va bene se abbiamo ereditato la tendenza all’insulino-resistenza. Uno studio piuttosto recente dell’Università di Oxford ha messo in risalto come, in termini di longevità, l’assetto genetico in sé incida solo per il 2%. Il resto lo fanno l’ambiente e le scelte che facciamo. Anche a tavola”.