Marina di Ravenna, vecchio Mercato del pesce. In un edificio Anni Trenta, si svolgevano le aste del pescato. Una parte di questa struttura ormai abbandonata è stata recuperata per ospitare il Cestha, Centro sperimentale per la tutela degli habitat, un centro per la salvaguardia degli animali marini nato nel 2014 su iniziativa di Simone D’Acunto e Sara Segati. È una specie di ospedale per la fauna in difficoltà, dove viene curata da una squadra di otto biologi marini e poi liberata in mare. Fra i pazienti del centro ci sono anche i cavallucci marini, o ippocampi, curiosi pesci dal muso allungato e dalla posizione eretta, con una coda prensile.

La dottoressa che cura i cavallucci marini a Marina di Ravenna

Le specie presenti nel Mediterraneo non raggiungono i 20 centimetri di altezza. Con la loro aria buffa e colorata e una testa che richiama come forma quella del cavallo, suscitano in noi umani una simpatia istintiva. «Per la sua morfologia e la sua struttura corporea, il cavalluccio marino non sembra affatto un pesce» racconta Linda Albonetti, 29 anni, laurea triennale in Acquacoltura e magistrale in Biologia marina. Al Cestha dal 2019, si è occupata prima di recupero delle tartarughe marine e adesso è la “dottoressa” dei cavallucci, sui quali sta lavorando al suo dottorato. Da quando è attivo, l’ospedale ha salvato circa cinquemila cavallucci.