Pubblicato il: 07/06/2026 – 10:55

Chirurgo a Roma, paziente a Pechino. Il filo hi-tech che li unisce: un robot e una connessione dedicata ad alta affidabilità che ha permesso di annullare migliaia di chilometri di distanza tra due continenti. E’ stato eseguito con successo il 4 giugno il primo intervento al mondo di rimozione di un trombo neoplastico della vena cava inferiore mediante telechirurgia robotica intercontinentale in tempo reale. Era l’evento più atteso della XXII edizione del Congresso internazionale Cilr 2026 (Challenges in Laparoscopy, Robotics & Ai), promosso dal chirurgo urologo Vito Pansadoro, che si è concluso ieri a Roma. Un appuntamento scientifico dedicato alla chirurgia mininvasiva, alla robotica e all’intelligenza artificiale applicata alla medicina, che ha riunito nella Capitale oltre 1.000 specialisti da 60 Paesi e quest’anno ha raggiunto un traguardo storico con un intervento – la nefrectomia radicale con trombectomia cavale – considerato una delle procedure più complesse della chirurgia urologica robotica avanzata.

Paziente a Pechino, medico a Roma

Il paziente («che sta bene ed è stabile, senza necessità di trasfusioni di sangue», si legge in una nota) si trovava al Pla Hospital di Pechino, mentre il professore che lo ha operato, Qingbo Huang, era all’Ifo – Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma. Il chirurgo ha eseguito l’intervento attraverso una console robotica avanzata collegata in tempo reale tra i due continenti, e la procedura è stata supportata da «una connessione digitale ad altissima affidabilità», garantita e organizzata dall’expertise dell’Ifo, che ha assicurato una latenza di 140 millisecondi, «consentendo una trasmissione pressoché istantanea del gesto telechirurgico in modo fluido ed efficace e garantendo i massimi standard di precisione e sicurezza». Fondamentale per la riuscita anche il lavoro svolto sul fronte delle infrastrutture digitali e della connettività internazionale da Giuseppe Navanteri, direttore della Uoc Ingegneria clinica e Tecnologie e Sistemi informatici dell’Ifo, che insieme a Giuseppe Simone ha coordinato la realizzazione dell’architettura hi-tech necessaria, con requisiti di banda e latenza tali da consentire al chirurgo di operare senza percepire la distanza geografica.