Diritti
“Questo attore, da cinque giorni, è un uomo libero”. Carlo Imparato lo annuncia dal palco del Teatro dell’Arca, dentro il carcere di Marassi, a Genova, alla fine di una replica della “Voce di Antigone”. L’uomo che ha appena finito di recitare con la compagnia di persone detenute ha finito di scontare la sua pena. Il pubblico applaude. Fuori da quel teatro, anche in Liguria, il carcere resta sovraffollato, attraversato da violenze, lavoro scarso e misure alternative spesso bloccate dalla mancanza di una casa.
La sala teatrale è all’interno delle mura. Dieci anni fa Teatro Necessario ha trasformato una discarica interna alla casa circondariale in questo teatro, aperto alle persone detenute a cui viene concesso l’apposito permesso, e al pubblico esterno. Sandro Baldacci, ideatore del progetto, lo chiamava un ponte tra carcere e città.
Mirella Cannata, insegnante che con Carlo Imparato guida oggi l’associazione Teatro Necessario, racconta che tutto era nato come un laboratorio di pochi mesi. “Ci siamo resi conto subito che il teatro era una necessità“, ricorda. Necessario perché offre alle persone detenute “l’opportunità di scoprire potenzialità e capacità che neanche loro sanno di avere”. In vent’anni sono state coinvolte oltre 500 persone detenute come attori e tecnici, mentre circa 90.000 spettatori sono entrati all’Arca.








