Questa volta il messaggio in merito a Israele arriva dal Pentagono, non dalla Casa Bianca. Da una fazione del Pentagono, per essere precisi. Perché all’interno delle istituzioni Usa è in corso una battaglia sui rapporti con Tel Aviv, che riguarda il tentativo di intensificare la cooperazione militare e d’intelligence con Israele. Proprio quando diventa sempre più pressante uscire dal disastro in cui Trump si è fatto trascinare in Iran. La notizia è che la Defense Intelligence Agency (DIA) ha innalzato al massimo livello il grado di minaccia di controspionaggio attribuito a Israele, con un documento specifico sui suoi tentativi di captare informazioni sulle deliberazioni interne dell’amministrazione Usa. Ma la dinamica è diversa da quella della rivelazione della telefonata infuocata fra Trump e Netanyahu del primo giugno.
L’UTILITÀ Quella è stata riportata da tutti i grandi media e poi confermata dallo stesso Trump. La notizia sullo spionaggio israeliano, invece, è stata fornita da funzionari anonimi alla NBC News, senza però comparire subito sulle altre grandi testate americane: segno dell’assenza del coordinamento che era presente nel primo caso.L’utilità, comunque, è fuori dubbio. Una grossa fetta delle istituzioni americane non si fida di Israele in questo momento, per via dei tentativi di sabotare il cessate il fuoco e dell’obiettivo di accelerare le operazioni militari invece di porre fine al conflitto. Ben venga, allora, un nuovo elemento che dimostri la sfiducia tra le due parti. Perché il problema degli ultimi anni – anzi, decenni – è il sodalizio tra i governi guidati da Netanyahu e i neoconservatori a Washington. Sono diventati quasi un unico blocco, contrario alla soluzione dei due Stati, da sostituire con una nuova alleanza con le monarchie del Golfo sotto l’ombrello americano. Così si tenta di salvare il rapporto con Tel Aviv, spingendo per l’intensificazione della cooperazione militare. La sezione 224 del prossimo National Defense Authorization Act (NDAA) – la legge annuale che stanzia i fondi per la difesa – propone di integrare la ricerca e la produzione di armamenti, toccando settori come l’intelligenza artificiale, l’energia diretta, le biotecnologie e l’utilizzo dei dati. La difesa d’Israele diventerebbe sempre più inserita nel complesso militare-industriale Usa. L’obiettivo è evitare che la frustrazione della Casa Bianca si trasformi in una rottura più ampia, minando decenni di lavoro da parte dei neoconservatori, molti dei quali si sono riciclati in chiave America First con l’avvento della presidenza Trump, ottenendo grande successo nel secondo mandato.L’INFLUENZA Ma non tutti ci stanno. L’atteggiamento critico verso Israele è cresciuto nel mondo politico e nell’opinione pubblica. E così – con il consueto metodo delle fonti anonime – è uscita la notizia secondo cui il Pentagono si fida sempre meno di Tel Aviv. Una notizia smentita dalla Casa Bianca, ma diretta a influenzare proprio il presidente affinché non subisca le pressioni della fazione Israele-neocon.










