I Mondiali di calcio del 2026, in programma dall’11 giugno al 19 luglio, saranno seguiti dal vivo da centinaia di migliaia di tifosi e tifose da tutto il mondo, nonostante le polemiche per l’elevato costo dei biglietti. La sola città di Kansas City, che ospiterà sei partite, stima di accogliere in tutto 650mila visitatori grazie all’evento. Il tipo di tifosi che in genere seguono le nazionali è però diverso rispetto a quello che si vede durante l’anno con le squadre di club.
I club possono contare infatti su gruppi di tifosi organizzati calorosi e scenografici, identificati come ultras. Il movimento ultras è nato in Italia tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, caratterizzandosi per un elevato livello di organizzazione interna e per un forte spirito identitario. Gli ultras italiani sono diventati celebri a livello internazionale grazie ai loro cori e alle elaborate coreografie messe in scena sugli spalti. Il loro modello si è poi diffuso nel mondo tra gli anni Ottanta e Novanta, diventando popolare non solo nel resto d’Europa, ma anche in Nordafrica e nel Sud-Est asiatico.
Ha però sempre faticato a trasmettersi al mondo delle nazionali, per le quali sono rari i casi di veri e propri gruppi ultras. Il motivo principale sta proprio nell’essenza stessa degli ultras, legati al proprio club da un forte senso d’identità che li contrappone agli ultras delle altre squadre. Essere ultras di una nazionale comporta tifare assieme a ultras di altre squadre con cui, durante il resto della stagione, si può anche essere molto rivali. Inoltre, il ridotto numero di partite delle nazionali durante l’anno, e la distanza geografica tra tifosi, non aiuta a tenere viva l’organizzazione di un gruppo.











