Non serve a niente“resistere” tutto l’anno in attesa dell’estate, per sentirsi davvero riposati e (lavorare meglio) serve costruire un ritmo più sostenibile tra lavoro e pause
Proprio come in un film di Fantozzi, le ferie in Italia sono ancora viste come il Sacro Graal: magiche e capaci di curare. Ma sopratutto non sono mai abbastanza. A scanso di equivoci — per quei lavoratori stacanovisti che non concepiscono l’idea del riposo — lo dice la scienza: secondo alcuni studi recenti, le ferie che facciamo oggi non sono sufficienti a recuperare lo stress accumulato sul lavoro. Il modello classico della lunga pausa estiva non basterebbe a ripristinare in modo efficace le energie mentali e fisiche consumate durante l’anno.
Fermarsi più spesso, non più a lungo
La ricerca dal titolo “Maximizing Recovery: The Superiority of Frequent Vacations for Well-Being and Performance” suggerisce un approccio diverso: non concentrare le ferie in uno o due periodi lunghi, ma distribuirle lungo l’anno. Secondo gli autori, anche pause brevi — un weekend fuori porta, qualche giorno di stacco, una pausa “minima” ma regolare — avrebbero un impatto significativo sul benessere psicofisico. L’elemento chiave non sarebbe la durata, ma la frequenza.








