Talmente veloce da far invecchiare in fretta tutto l’apparato che la circonda. Sembra questo il nuovo paradosso dell’Intelligenza Artificiale. Un paradosso che è emerso con chiarezza anche a Taipei, durante il Computex di questi giorni. Un evento che ha reso ancora una volta Taiwan il centro del mondo tecnologico, in un momento storico per nulla facile per l’isola, viste le tensioni crescenti con la Cina e l’atteggiamento poco chiaro degli Stati Uniti che non sembra la solita ambiguità strategica.

Quello che sta emergendo nelle ultime settimane, e che anche i maggiori protagonisti del comparto chip hanno raccontato a Taipei, è di fatto l’inizio ufficiale di una fase due, per il capitolo semiconduttori dedicati all’intelligenza artificiale.

Proprio così: dopo due anni dominati dalla corsa alle GPU, l’attenzione si va progressivamente allargando verso le tecnologie che permettono di collegare, alimentare e gestire sistemi composti da migliaia di acceleratori. In altre parole: ora la sfida passa dal singolo chip all’intera infrastruttura che lo circonda.

La centralità dei data center non è in dubbio, come non è in dubbio che il cuore e i polmoni dell’AI generativa rimangano i chip. Di fianco a questa narrativa consolidata, però, stanno prendendo forma nuove parole chiave: networking, componenti ottici, memoria avanzata, sistemi di raffreddamento, alimentazione elettrica e chip progettati su misura per i grandi operatori cloud. Un mix di novità che va al di là della potenza dei chip, che in questi due anni è stata la stella polare.