Il 24 gennaio, quando la città ha salutato il mosaico di Nicola Montalbini a Porta Adriana, l’artista sorrideva, ma la delusione era evidente. Niente a che vedere con l’espressione odierna: stesso sorriso, ma niente ombre, solo la gioia per la nuova e definitiva casa della sua opera.
Montalbini, è soddisfatto di questa soluzione?
"Sono molto contento, voglio mettere da parte la nostalgia per la prima collocazione a Porta Adriana. Aver dovuto rimuovere il mosaico, averlo tenuto ‘a riposo’, per poi ricollocarlo in altro luogo è indice anche della complessità delle tappe della sua vita. Ci sono state una crescita, una trasformazione, dei luoghi e del mosaico. Trovo oggi più intrigante che il pavimento fondi uno spazio collettivo nuovo, piuttosto che occupare una scenografia già di per sé dignitosa per la sua vetustà".
Cosa ricorda della sera di gennaio, quando la città ha salutato il mosaico a Porta Adriana?
"È stato strano, una sorta di esequie laiche, un po’ come conservare momentaneamente nel sarcofago un corpo a cui si erano affezionati un po’ tutti e tutte. Ricordo il silenzio, il sindaco che aveva indetto un saluto a un pavimento. Non succede tutti i giorni. Abbiamo sperato potesse rimanere lì, poi le cose hanno preso una loro strada".












