di Giuseppe Chia
È solo un albero ma vederlo da vicino provoca un’emozione profonda. Non so misurare a occhio la circonferenza. Sua maestà mi guarda dal ciglio della strada insonne mentre il traffico scorre veloce. Chi volesse fermarsi a visitarlo, a fargli un saluto, deve stare molto attento…
Tutti sanno che lì cresce un gigante da tempo immemore. Lo chiamano il platano di Napoleone e si trova sulla corsia all’uscita da Alessandria. Ci vorrebbe un’isola verde intorno per portarci i bambini a giocare, in modo che tutti possano venire a vederlo, a toccarlo, a guardarlo da tutti i lati, tanto è bello e possente. Ma nessuno apparentemente ha mai pensato a qualcosa del genere.
La zona intorno ad Alessandria, lungo il Tanaro e il Bormida, è piena di platani, ma questo è davvero speciale. È triste dirlo: la sua condizione, strozzato dal traffico, a respirare polvere di pneumatici, fa pensare alla misera condizione di noi umani, che non diamo importanza alle cose veramente importanti. Qualcuno, leggendo queste righe, dirà: “Ma cosa pretende questo qua, che spostiamo la strada per costruire un’isola pedonale intorno all’albero?”. Ma io sommessamente rispondo: “Sì, sarebbe il segnale che finalmente qualcosa cambia in meglio in questa turpe epoca di nonsenso, soprusi, prepotenze… il segnale che, finalmente, si spendono soldi per una causa seria, umanamente appagante”.












