Cosmo, dal greco kosmos, che significa “ordine”. La volontà di descrivere questo ordine, trovando la logica che percorre l’universo è una costante presente nel pensiero di tutte le civiltà antiche. Il cielo veniva osservato per comprendere i segreti del movimento dei corpi celesti, della posizione delle stelle, per trarne informazioni utili alla vita sulla terra. La mitologia ha cercato di colmare il vuoto tra quanto si poteva vedere e quello che ancora non si capiva, un vuoto che la fantasia e la poesia hanno riempito di storie e personaggi, ma che si è via via ristretto: le conoscenze in ambito astronomico si sono fatte sempre più precise, con il progredire del calcolo e della geometria e con l’affermarsi di un pensiero sempre più “scientifico”.I Greci non erano terrapiattistiSe pensiamo che i Greci fossero così ingenui da pensare alla terra come un disco piatto circondato da un fiume, sbagliamo. Questa era la convinzione popolare, ma i filosofi avevano già capito che il nostro pianeta, come la Luna, è una sfera e alcuni ipotizzavano addirittura che questa sfera girasse intorno al sole. Per secoli ha però prevalso il modello aristotelico, fondato su un sistema deduttivo che proprio per trovare un ordine ha delineato un universo incorruttibile e antropocentrico. Per Aristotele il cosmo è una sfera finita, mentre non esiste alcuno spazio vuoto al di fuori di esso. Il filosofo distingue la realtà in due sfere: il mondo “sublunare” e il mondo celeste o “sopralunare”. Il primo comprende tutto ciò che cambia, ed è il regno del corruttibile. I cieli invece sono la sede della perfezione, in cui il movimento circolare è l’unico possibile: negli astri non può esserci né generazione né degenerazione, né aumento né diminuzione, e sono assolutamente incorruttibili. È questo il perno fondamentale della cosmologia aristotelica, destinata a esercitare una profonda influenza sul pensiero europeo fino all'età moderna. Ma già i contemporanei di Aristotele sapevano orientarsi con un metodo decisamente più ancorato all’esperienza scientifica e matematica.La concezione astronomica dei Greci era sicuramente geocentrica ma per alcuni studiosi non era inconfutabile: si pensava che i corpi celesti fossero posti su una sfera rotante; ma già Platone si chiedeva come conciliare i moti apparenti dei pianeti con una perfetta rotazione del cielo. E nel II secolo a.C. Ipparco di Nicea formulò l’ipotesi che il sole seguisse un’orbita eccentrica, e per primo, come ci racconta un altro grande scienziato, Plinio il Vecchio, ipotizzò che “le stelle che riteniamo fisse si muovessero a loro volta” e volle tentare di contarle grazie a strumenti di sua invenzione: ancora Plinio ci dice “e così lasciò in eredità il cielo a tutti gli uomini, nel caso che si trovasse un uomo che fosse in grado di raccoglierne l’eredità”. A noi è arrivato un catalogo di 850 stelle. Ancora più avanti si spinse Aristarco di Samo, che ipotizzò addirittura un modello del cosmo in cui tutti gli astri girano intorno al sole. Il primo sistema eliocentrico, che anticipava di secoli la rivoluzione copernicana, vedeva la terra girare intorno a un sole immobile e intorno a se stessa sul proprio asse, inclinato rispetto al piano dell’orbita intorno al sole. Dell’opera di Aristarco, che ipotizzò anche che le stelle si trovassero a una distanza dalla terra infinitamente maggiore rispetto a quella del sole, sono rimasti solo pochi frammenti: i contemporanei non accettarono le sue idee, e lo accusarono di empietà. A prevalere fu il modello di Tolomeo: nelle teorie dell’astronomo e matematico ritorna nel II secolo dopo Cristo tutta la summa aristotelica. Il cosmo ha la forma di una sfera e come una sfera si muove. Sferiforme è anche la terra che è posta al centro dell’universo, ed è immobile. Cardini del sistema geocentrico, queste tesi resteranno inconfutate fino alla rivoluzione copernicana. Torna anche l’idea aristotelica dell’assenza del vuoto: per Tolomeo è l’etere l'elemento incorruttibile, trasparente e privo di peso che costituisce i cieli e le sfere celesti. Un’ipotesi, quella dell’etere, ritornata se pur in forma diversa nel corso dell’Ottocento nella fisica classica.La cosmologia sistematica di PlinioQuello che era kosmos per i Greci, per i Romani era mundus, che in latino significa “pulito, ordinato”. Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. inizia la trattazione della sua cosmologia, nel secondo libro della Naturalis Historia, proprio con questa parola: “il mondo è sacro, eterno, sconfinato, tutto intero nel tutto, o meglio, coincidente con il tutto, infinito e apparentemente finito, determinato in ogni cosa e apparentemente indeterminato, capace di abbracciare in sé tutte le cose, dentro e fuori, ed è insieme una produzione della natura e la natura stessa”. Anche per Plinio l’etere è una componente fondamentale: è lo spazio celeste in cui si muovono i pianeti, “fuoco astrale” che è l’oggetto principale della sua concezione astronomica. E il mondo, l’universo, ha la forma di un globo perfetto che si muove di continuo, tanto che “dovunque lo si guardi, appare come una curvatura osservata dal centro, il che, con altre forme geometriche, sarebbe impossibile”. Nella cosmologia Plinio esamina i pianeti, la luna, le eclissi solari e lunari, formulando teorie complesse sui moti planetari e sulla distanza degli astri, per concludere con una trattazione sui fenomeni più spettacolari, a partire dalle comete.Sotto l’etere si trovano l’atmosfera, la sfera terrestre e le acque del globo, e se l’aria è oggetto di studi meteorologici, terra e acqua sono da lui esaminate da un punto di vista geofisico e idrologico. Le sue idee sono prese in larga misura dal De mundo, opera pseudoaristotelica all’epoca molto reputata: la grande innovazione dello scienziato romano risiede piuttosto nell'ambizione enciclopedica e nel tentativo di organizzare sistematicamente il sapere naturale del suo tempo.. I contenuti del resto sono sopravvissuti fino al Seicento, fino a quando Galileo non confutò Aristotele, accusandolo di “voler accomodare l’architettura alla fabbrica e non costruire la fabbrica conforme ai precetti dell’architettura”, insomma, di piegare l’ordine dell’universo alle sue idee.