VENEZIA - Mancano poco più di tre settimane al 30 giugno, scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’effetto Pnrr si fa sentire anche sulla giustizia, in particolare al Tribunale di Venezia, dove la macchina giudiziaria rischia l’ingolfamento per l’insufficienza del personale di fronte agli obiettivi fissati, in termini di smaltimento dell’arretrato e riduzione dei tempi. A documentarlo sono le circolari emanate nei giorni scorsi dai vertici: sul fronte civile è stato comunicato il rallentamento dei procedimenti per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, mentre sul piano penale è stato predisposto un piano estivo per dare priorità assoluta ai casi urgenti.

Per quanto riguarda il civile, l’annuncio è stato firmato da Andrea Fidanzia, presidente del Tribunale e dirigente facente funzioni della Sezione specializzata in materia di immigrazioni: «Il rilascio delle certificazioni sulle cause di cittadinanza è notevolmente rallentato, a causa della grave carenza di personale, accentuata dal concomitante impegno dei funzionari presenti nella pubblicazione delle sentenze, imposta dalla necessità di realizzare gli obiettivi del Pnrr». Nel tentativo di smaltire l’enorme mole di ricorsi presentati dai discendenti degli emigrati veneti, che venti giorni fa ammontava a 26.500 fascicoli (per la maggior parte provenienti dal Brasile), il presidente Fidanza aveva strutturato una task-force composta da 6 giudici della Sezione e 16 magistrati onorari, impegnandosi a sua volta in prima persona con l’intento di arrivare a 120 sentenze ciascuno nell’ultimo mese disponibile. Ma evidentemente gli amministrativi presenti non bastano, per cui è stata necessaria la frenata sulle certificazioni della cittadinanza. Questo ha suscitato l’irritazione degli oriundi e dei loro avvocati, che hanno divulgato (e criticato) la nota nei gruppi di settore.