Firenze, 7 giugno 2026 – ’Sarti, Magnini, Cervato, Chiappella, Rosetta, Segato...’. E via nell’epica del pallone di cuoio scuro e cuori sciolti finendo in un crescendo rossiniano con Julinho, Gratton, Virgili, Montuori e Prini. Una delle foto iconiche di Ardico Magnini, leggendario terzino del primo scudetto viola

E’ una vecchia, ahinoi, Ave Maria laica incisa nella memoria collettiva qui in riva all’Arno. Il tutto a prescindere dal colore dei capelli.

Va dal bianco al moro così, di padre in figlio. Da settant’anni, mica uno. Un passaggio di testimone finché non si tornerà, come canta la Fiesole, a “esser campioni come nel ’56”. Edoardo Magnini, nipote di Ardico terzino d’acciaio, bello e volante, è uno dei custodi di quella memoria. Perché il nonno è pelle, ricordo, amore. Il nonno è a braccetto con gli occhi lucidi (“Faccenda rara per uno come lui”) che sbuca dal tunnel del “Franchi” per i 90 anni della Viola nel 2016.

Magnini, lei e il pallone. Ci ha mai provato?

“Sì che ci ho provato. D’altra parte ho perso il mio babbo che avevo solo tre anni e mezzo. E il mio nonno Ardico, suo padre, mi ha cresciuto insieme al nonno materno. Un babbo non si può sostituire mai ma insomma il nonno era il mio mito, il primo campione d’Italia con la Fiorentina. E allora ho provato a giocare anch’io. Nell’Olimpia”.