Prato, 7 giugno 2026 – Rao aveva 42 anni. E qui, in un dormitorio in cartongesso che avrebbe dovuto essere solo un soppalco, all’alba del primo dicembre 2013, dormiva assieme ad altri sei connazionali. Il Sudd Cobas denuncia: si è lasciato crescere un fenomeno che fa comodo a molti
Di sotto, c’era la confezione tessile Teresa Moda, dove per ore e ore stirava. ‘Qui’ è il Macrolotto, la zona industriale a sud di Prato, dove i nuovi schiavi non coltivano pomodori solo perché la verdura e la frutta non crescono nel cemento. Ché qui solo quello c’è: cemento.
Un formicaio di cemento tra filari di capannoni ai lati di strade sfondate, da cui a ogni ora, giorno e notte, escono correndo bambini che ridono. Qui, in un’alba rossa di fuoco, trovarono il corpo bruciato di Rao: Teresa Moda aveva preso fuoco e lui, sul soppalco, era riuscito a raggiungere una piccola finestra, rompendo il vetro nel disperato tentativo di scappare. Un presidio dei Sudd Cobas
I vigili del fuoco lo ritrovarono così, con un braccio proteso verso l’esterno, rimasto incastrato nelle sbarre di ferro che sigillavano l’edificio perché i lavoratori non se ne potessero andare. Morirono in sette, nel rogo della Teresa Moda. E si credeva che le cose, per il distretto parallelo della moda, potessero cambiare. Ma non è cambiato nulla.






