Il caso 07 giugno 2026 alle 00:31

Anche i fedelissimi se ne vanno. È terremoto nel Comitato esecutivo di Bastianino Mossa, presidente di Fasi, la storica Federazione degli emigrati sardi già travolta dalla crisi a marzo 2026 (fu scissione, con la nascita di Seu, la nuova associazione dei circoli in Italia, diventata maggioritaria per numero di iscritti): adesso in Fasi quattro dirigenti su nove, gli stessi che nel caos dello strappo avevano difeso Mossa, hanno deciso l’addio. In tre hanno sottoscritto una lunga lettera, un rosario di accuse che azzoppa la guida direttiva e amministrativa. Il quarto dimissionario, il coordinatore dei giovani, ha inviato una nota stringata, ma che ricalca il contenuto dell’altro testo su «grave e persistente mancanza di trasparenza, di collegialità e di condivisione delle scelte strategiche».

La comunicazione

La misura dello scontro si coglie fin dall’incipit della prima missiva, datata 27 maggio. «Rassegniamo le nostre dimissioni irrevocabili chiedendo che questa comunicazione venga integralmente verbalizzata e allegata agli atti ufficiali della Fasi», hanno scritto i vicepresidenti Nicoletta Menneas e Francesco Pongiluppi insieme alla consigliera Giuseppina Pira. Il secondo passaggio raccoglie le ragioni della scelta: «Le presenti dimissioni costituiscono una formale presa di distanza politica, gestionale, amministrativa e morale riguardo modalità decisionali e comportamentali rispetto alle quali non siamo stati posti nelle condizioni di esercitare pienamente e consapevolmente il nostro ruolo. La decisione è maturata dopo silenzi continui, da parte del presidente, mancate risposte su progetti e richieste di vario genere, non condivisione di strategie e idee nella guida della federazione: un muro».