Hans Holbein il Giovane, “Erasmus”, Londra, National Gallery

Ci sono immagini che riescono a entrare a far parte del codice genetico di una cultura; molto spesso è toccato ai ritratti assolvere a questo ruolo. Come osservava Erwin Panofsky in un saggio del 1969 sarebbe per noi impossibile pensare al volto di Erasmo da Rotterdam in un modo che non fosse quello in cui il padre dell’Umanesimo europeo fu fissato da Hans Holbein il giovane.

Quell’immagine, oggi alla National Gallery di Londra, proveniente dalle collezioni del conte di Radnor, è diventata la raffigurazione quintessenziale dell’umanista olandese. Il quadro raffigura Erasmo di tre quarti, in un ambiente che rimanda ai suoi studi classici e che allude alle sue «fatiche erculee», come recita l’iscrizione greca sul taglio delle pagine del libro. Il pittore, a dire il vero, aveva realizzato anche altri ritratti di Erasmo, come testimonia quello, di profilo, oggi conservato al Louvre. Si doveva trattare di opere che assolvevano a più compiti: da un lato effigiare l’allora più noto e prestigioso intellettuale europeo; dall’altro erano anche un modo per dichiarare la bravura del pittore, le sue immense capacità di farsi interprete delle esigenze di un committente così speciale. All’inizio Erasmo quel ritratto lo aveva chiesto a Dürer, quando si erano incontrati in Olanda. Ma il vecchio pittore cincischiava, mandava a dire che lavorava alacremente. Alla fine ne venne fuori una superba incisione (1526), che però forse lasciò Erasmo poco soddisfatto, tanto che, grazie al fedele amico ed editore Johann Froben, arrivò a Holbein.