Dopo il successo su Hbo Max e Prime Video e in attesa di vederlo su Rai1 in autunno arriva anche il premio come miglior serie dell’anno per «Portobello», ovvero il caso Tortora secondo Marco Bellocchio. Il regista lo ha ricevuto ieri al San Carlo, nel gala dei Nastri d’argento grandi serie. Bellocchio, si aspettava una simile reazione? «Aspetto che vada in onda sulla Rai, anche perché il protagonista era uno dei personaggi di punta della tv di Stato tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli ’80, ma sicuramente il passaggio on demand ha aiutato la serie a raggiungere un pubblico più ampio».

Cosa l’ha spinta a raccontare questa scandalosa storia? «Non sentivo un obbligo morale verso Tortora e ciò che gli è capitato, ma trovavo giusto ripercorrere la sua vicenda. L’ultima cosa che poteva immaginarsi era di essere arrestato e incriminato come spacciatore affiliato alla camorra. Gli è sembrato di vivere un incubo da lucido, si è ritrovato in carcere. Ho immaginato quanto stupore ed angoscia abbia potuto provare da innocente, come abbia pensato che la sua carriera televisiva sarebbe stata compromessa irrimediabilmente dalla vicenda giudiziaria...». Da «Rapito» ad «Esterno notte» fino a «Portobello»: al suo fianco ancora Fabrizio Gifuni. «È un grande attore, ma per il ruolo di Aldo Moro la scelta mi sembrava quasi obbligata, perché, a parte somigliargli fisicamente, conosceva meglio di me la vicenda, avendogli dedicato lo spettacolo “Con il vostro irridente silenzio”. E nel caso di Tortora ha contato anche la sua profonda conoscenza del diritto, essendo figlio di magistrati». Napoli ospitò il maxiprocesso in cui finì Tortora, nella serie come nella realtà. «Abbiamo avuto l’opportunità di girare nel carcere di Poggioreale, dove sono realmente accaduti i fatti, grazie alla preziosa collaborazione della Film Commission Campania. E la città ci ha regalato tantissimi grandi attori che hanno fatto un lavoro straordinario e hanno dato qualità alla serie con le loro interpretazioni ed il loro perfetto napoletano, da Lino Musella a Gianfranco Gallo. Napoli non è stata soltanto la cornice della storia, ma ne è stata coprotagonista: la vicenda si apre e si chiude nel tribunale partenopeo, con l’incriminazione prima e l’assoluzione poi, al secondo processo. Il fatto che la serie sia stata premiata proprio a Napoli, mi sembra una bella coincidenza, che chiude metaforicamente il percorso compiuto da questo lavoro». Prossimo progetto? «Sto lavorando a “Falcon”, un film biografico sulla vita e sulla carriera dell’ex amministratore delegato di Fca e Ferrari, Sergio Marchionne. Scritto insieme a Ludovica Rampoldi e Andrea Di Stefano, il film ripercorrerà l’ascesa del manager e la sua sfida ai giganti americani. Così tornerò in Campania, a Pomigliano d’Arco questa volta. Le riprese, che mi porteranno anche in Canada ed in America, dovrebbero partire in autunno. Se penso ad altri progetti? Dipende dal tempo che avrò a disposizione: ho 86 anni, meglio non pianificare, ma ripongo ancora fiducia nel futuro».