Riccione - «Il 22 luglio saprete quali serie saranno presentate alla Mostra del cinema di Venezia» dice il direttore Alberto Barbera a chi gli chiede se Portobello, la serie dedicata a Enzo Tortora con Fabrizio Gifuni, che Marco Bellocchio ha girato per Hbo Max, approderà al Lido. Ma il sospetto viene, durante l’incontro all’Italian Global series festival a Riccione, tra Barbera e il regista. Una chiacchierata e un confronto su come il racconto lungo abbia cambiato le abitudini degli spettatori e il rapporto con il cinema. «Serie come Esterno notte, sul rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, e Portobello sulla terribile vicenda giudiziaria vissuta da Tortora, sono nate da temi che mi coinvolgevano profondamente» dice Bellocchio. «Sono vicende che ho sviluppato in forma di serialità perché sapevo che entrambe avevano bisogno di più tempo, una cadenza che, curiosamente, per entrambe è stata di sei puntate».

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Il regista spiega subito che di Portobello non può ancora parlare («Se ne parlo, mi uccidono» dice sorridendo). Tortora è interpretato da Fabrizio Gifuni (già volto di Aldo Moro in Esterno notte), affiancato tra gli altri da Lino Musella, Romana Maggiora Vergano, Barbora Bobulova, Carlotta Gamba, Alessandro Preziosi, Fausto Russo Alesi e Salvatore D'Onofrio. «Come per Moro, anche nel caso della serie su Tortora» prosegue Bellocchio, «non ho voluto fare una serie ideologica. Portobello non è neutrale ma neppure prevenuta, c'è una riflessione sulla giustizia ma c'è anche molto altro. L'ideologia ormai è scomparsa, tutto sta cambiando e continuerà a cambiare molto rapidamente, soprattutto per i più giovani. Ho affrontato queste storie, così straordinariamente importanti, affrontandone la complessità, senza essere nostalgico, anche se c'è una parte del pubblico in Italia che quando proponi qualcosa di nostalgico, risponde».