-RIMINI, 24 GIU - Serie come Esterno notte, sul rapimento e l'uccisione di Aldo Moro, e ora Portobello sull'arresto e la terribile vicenda giudiziaria vissuta da Enzo Tortora, al debutto nel 2026 su Hbo Max, "sono nate da temi che mi coinvolgevano profondamente, che sentivo dentro di me".
Sono vicende che ha sviluppato in forma di serialità "perché sapevo che entrambe avevano bisogno di più tempo, una cadenza che curiosamente per entrambe è stata di sei puntate".
Parola di Marco Bellocchio, protagonista con Alberto Barbera, direttore della Mostra del cinema di Venezia nell'incontro Masters of storytelling all'Italian Global Series Festival in corso a Rimini e Riccione.
Il cineasta, spiega subito che dell'atteso Portobello non può ancora parlare ma nella conversazione con Barbera (che glissa quando gli chiedono se il debutto possa avvenire proprio al Lido), non mancano gli spunti sulla serie, che ha per protagonista nei panni di Tortora Fabrizio Gifuni (già volto di Moro in Esterno Notte), affiancato tra gli altri da Lino Musella, Romana Maggiora Vergano, Barbora Bobulova, Carlotta Gamba, Alessandro Preziosi, Fausto Russo Alesi e Salvatore D'Onofrio.
Come per Moro anche nel caso della serie su Tortora "non ho voluto fare una serie ideologica. Portobello non è neutrale ma neppure prevenuta, c'è una riflessione sulla giustizia ma c'è anche molto altro. L'ideologia ormai è scomparsa, tutto sta cambiando e continuerà a cambiare molto rapidamente soprattutto per i più giovani. Ho affrontato queste storie, così straordinariamente importanti, affrontandone la complessità, senza essere nostalgico, anche se c'è una parte del pubblico in Italia che quando proponi qualcosa di nostalgico, risponde". Nelle serie che firma c'è "il mio sguardo ma anche una sua suspense specifica, è anche quello che mi colpisce sempre nelle serie americane belle. C'è sempre a un certo momento, uno scatto, una sorpresa che ravviva l'interesse dello spettatore".







