di
Gloria Bertasi e Vera Mantengoli
Rivoluzione nel partito, la spinta dei veneti. Le condizioni dell’ex presidente, la smentita di Salvini
L’endorsement gli è servito su un piatto d’argento. D’altronde, in un Veneto ancora tinto verde-Carroccio, quantomeno in Regione, l’ex governatore Luca Zaia, Mr preferenze alle ultime regionali di novembre, per tutti (dal presidente Alberto Stefani in giù) è considerato una «preziosa risorsa» per l’intero partito. E se l’ipotesi, discussa mercoledì a Roma, di un posto da numero 2, al fianco del leader e vicepremier Matteo Salvini prendesse forma nessuno da queste parti si opporrebbe, tutt’altro. Anche nell’ottica di risanare il Carroccio nazionale, acciaccato dalle defezioni verso il vannacciano Futuro Nazionale e da voti traballanti, con la spada di Damocle di una débâcle alle politiche del 2027.
Il punto di vista di StefaniMentre sei mesi fa — merito anche di quello «Stefani presidente» nel logo della lista e un candidato, Zaia, che ha superato le 203 mila preferenze da solo — qui in Veneto la Lega ha raggiunto un robustissimo 36,3%. Per poi schiantarsi al 4,73% alle amministrative di Venezia a maggio. Con FdI, il suo principale competitor a destra, rispettivamente al 18,69% e al 12,9%. E senza la concorrenza di FN. «Mi sono sempre espresso a favore (di Zaia vicesegretario nazionale, ndr) — dice Stefani —. Poi, ovviamente, le scelte spettano al diretto interessato come è giusto che sia». Detto questo, «Zaia è una persona onesta, preparata, capace di interpretare al meglio questo ruolo — continua il governatore che nel partito è ancora uno dei due vice di Salvini — ma la decisione, ripeto, spetta al diretto interessato».











