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Dopo 100 giorni di guerra e una tregua fragilissima un nuovo scambio di colpi allontana la possibilità di accordo di pace tra Stati Uniti e Iran proprio mentre Washington conferma di aver concesso ai calciatori iraniani il visto per i Mondiali. Settimane di complessi negoziati, ricevute da minacce e recrudescenze di violenza, non sono servite a raggiungere un'intesa per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. Il cessate il fuoco è in vigore dall'8 aprile, ma le tensioni sono tornate a salire quando l'esercito statunitense ha annunciato di aver colpito postazioni radar in Iran e poco dopo le sirene antiaeree hanno suonato in Kuwait e Bahrein - entrambi Paesi che ospitano basi americane - e sono state udite delle esplosioni. I Guardiani della Rivoluzione hanno detto di aver preso di mira con missili "basi nemiche" in risposta all'"invasione" statunitense delle isole di Sirik e Qeshm. Gli Usa hanno anche annunciato di aver abbattuto quattro droni iraniani diretti verso lo Stretto di Hormuz, prima di colpire installazioni radar costiere iraniane a Goruk e sull'isola di Qeshm. "I droni d'attacco rappresentavano una minaccia immediata per il traffico marittimo regionale", mentre gli attacchi alle installazioni radar "servono a prevenire ulteriori assalti", ha affermato il comando Usa in un comunicato. La televisione di stato iraniana Irib ha riferito che "diverse esplosioni sono state udite" a Sirik, nel sud dell' Iran e che "in risposta le basi nemiche nella regione sono state colpite da missili".